Il costo medio dei nuovi mutui ha toccato il minimo storico. LTV vicino al 60%.

Nella Relazione Annuale 2015 di Banca d’Italia si legge che:

“La contrazione dei prestiti, in atto dal 2012, si è progressivamente attenuata fino ad annullarsi.

Nei primi mesi del 2016 il tasso di crescita è tornato lievemente positivo (0,2% lo scorso marzo); l’aumento è ascrivibile ai finanziamenti alle famiglie, che hanno ripreso a crescere per i cinque maggiori gruppi e hanno accelerato per gli altri intermediari.

Le banche hanno continuato a mantenere politiche di offerta improntate a prudenza, ampliando i prestiti alla clientela meno rischiosa.

Nel 2015 a livello globale i prestiti bancari al settore privato hanno registrato una graduale ripresa, che è proseguita anche nei primi mesi del 2016 (0,9% sui dodici mesi in marzo, da -0,3 alla fine del 2014); la dinamica creditizia ha beneficiato delle misure espansive di politica monetaria, nonostante la debolezza del quadro macroeconomico globale e il rischio di credito ancora elevato.

Il costo medio dei nuovi prestiti alle imprese e quello dei nuovi mutui alle famiglie si sono ulteriormente ridotti, attestandosi nel marzo scorso su livelli minimi nel confronto storico (intorno al 2,0%).

In base all’Indagine regionale sul credito bancario condotta dalle Filiali della Banca d’Italia, nel 2015 il rapporto medio tra il valore dei prestiti e quello delle garanzie (loan-to-value ratio) è ancora aumentato (al 59,4%, dal 58,6 del 2014).

È inoltre quasi raddoppiata (al 38%) la quota di nuovi mutui con clausole che permettono di estenderne la durata o di sospendere temporaneamente i pagamenti senza costi addizionali.

Nel 2015 il 2,5 % dell’ammontare dei mutui è stato oggetto di sospensione della rata (2,9% nel 2014): di questi, oltre tre quarti sono stati sospesi mediante l’attivazione di clausole contrattuali o di accordi privati con la

banca, mentre la restante parte ha usufruito del Fondo di solidarietà o dell’accordo tra ABI e le Associazioni dei Consumatori, strumenti cui le famiglie hanno fatto ricorso in gran parte a causa della perdita dell’occupazione. “