Negli ultimi dieci anni, un significativo numero di clienti nell’Europa Centrale e Orientale, ha contratto mutui e prestiti in una valuta straniera (FX) che ormai da anni stanno creando diversi problemi di sostenibilità.

In molti casi i clienti, o le associazioni di consumatori che agiscono per loro conto, hanno cercato di rinegoziare le condizioni di tali prestiti e mutui FX, ivi compreso che il capitale e i pagamenti degli interessi connessi al prestito fossero ridefiniti nella valuta locale al momento dell’erogazione del finanziamento e che il tasso d’interesse passasse retroattivamente da variabile a fisso.

Inoltre, in diversi Paesi esponenti politici stanno proponendo, o hanno approvato, normative che hanno un impatto sui prestiti FX. Tali sviluppi hanno provocato l’insorgere di contenziosi contro società controllate da UniCredit in diversi paesi tra cui Croazia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovenia e Serbia.

Più in dettaglio, in Croazia, nell’ambito di un contenzioso iniziato da un’associazione di consumatori che contestava la validità dei prestiti FX, Zagrebačka banka (“Zaba”) (100% del gruppo Unicredit) ha di recente ottenuto un successo dinanzi alla Corte Suprema, che ha confermato nell’aprile 2015 la liceità dei prestiti FX e della clausola che individua la relativa valuta. Considerato comunque che la clausola sul tasso di interesse variabile è stata giudicata in linea di principio iniqua. Questo ha comportato da parte di singoli clienti l’avvio di procedimenti legali per contestare la validità degli interessi addebitati.

In seguito all’entrata in vigore in Croazia di una nuova legge del settembre 2015 che intende ridefinire i termini dei contratti di prestiti FX, in un certo numero di tali casi gli attori hanno rinunciato alla causa per avvalersi dei benefici della nuova legge. Zaba è dell’avviso che tale legge sia incostituzionale ed ha proposto un ricorso presso la Corte Costituzionale croata di cui si attende l’esito. Nelle more Zaba si è conformata al disposto della nuova legge ed ha allineato conformemente i relativi contratti ove richiesta dai clienti.

Più precisamente, in Ungheria, nel 2014 è stata promulgata un’ampia normativa in forza della quale è stata imposta la conversione dei mutui in valuta straniera dei clienti retail in mutui in fiorini ungheresi ed è stata regolato l’indennizzo che la banca deve corrispondere ai clienti. Normativa a cui la banca si è conformata. Alcuni contenziosi eredità della situazione rimangono pendenti.

In Polonia esiste una proposta di legge relativamente ai Mutui denominati in Franchi Svizzeri. Il Presidente polacco è pronto ad inviare un’altra versione di proposta di Legge relativamente alla conversione in zloty dei Mutui denominati in Franchi Svizzeri nel prossimo futuro e che presumibilmente non si discosterà molto alla versione iniziale presentata dal Presidente a gennaio 2016. Pekao Bank ha un portafoglio di mutui ipotecari denominati in Franchi Svizzeri equivalente a circa 4,4 miliardi di zloty acquisito tramite l’integrazione di Bank BPH con una quota di mercato marginale a circa il 3%. Pekao Bank mostra comunque una buona qualità del portafoglio grazie sia a parametri più conservatori utilizzati in fase di erogazione dei prestiti denominati in valuta estera, sia ad un ambiente macroeconomico positivo nel paese dal 2006 (salari medi aumentati del 60% e il prezzo medio al metro quadro delle case aumentati del 40%).

Ad oggi non è possibile valutare in maniera attendibile quale possa essere l’impatto di tali sviluppi, la tempistica di eventuali sentenze definitive, se le controversie possano avere un esito favorevole o l’impatto finanziario che queste, o qualsiasi iniziativa legislativa o regolamentare connessa, potrebbero avere sulle singole controllate o sul Gruppo UniCredit.

Riproduzione Riservata PLTV – Fonte: relazione semestrale Unicredit