La proposta legislativa in discussione muove dal riconoscimento del ruolo dei confidi nel mercato del credito: la conoscenza diretta delle imprese associate e la presenza sul territorio rendono possibile ridurre l’asimmetria informativa delle relazioni creditizie, con potenziali effetti positivi per l’accesso delle piccole e medie imprese ai finanziamenti e per le condizioni economiche dei prestiti.

Nella recente crisi finanziaria i confidi hanno confermato e accresciuto il proprio ruolo, consentendo a numerose aziende di continuare a operare durante la fase più difficile della recente congiuntura.

L’utilizzo corretto ed efficiente delle risorse finanziarie, sia pubbliche che private, allo scopo di alleviare la difficoltà di accesso delle imprese al credito è tema da tempo all’attenzione della Banca d’Italia, anche nella qualità di autorità di vigilanza, e viene correttamente assunto come obiettivo prioritario della proposta legislativa oggi in discussione.

Sono possibili e auspicabili interventi mirati di revisione dell’ordinamento dei confidi che si collochino lungo il sentiero delle riforme, di livello nazionale e internazionale, disegnate per rafforzare la stabilità finanziaria e rendere più efficaci i controlli. Il fine ultimo è assicurare che gli intermediari possano continuare a contribuire al finanziamento dell’economia, nel rispetto dei principi di sana e prudente gestione e nell’interesse del buon funzionamento del sistema finanziario.

Il disegno di legge delega per la riforma dei confidi

Come emerge dal quadro di sintesi sopra descritto, i punti di maggiore attenzione per il comparto dei confidi riguardano, in primo luogo, l’equilibrio economico e finanziario della gestione, le dotazioni patrimoniali e il connesso ruolo del sostegno pubblico, l’adeguatezza organizzativa e del sistema dei controlli. Non sono problematiche a sé stanti; devono essere affrontate e risolte non perdendo mai di vista l’obiettivo finale: l’attività dei confidi deve contribuire in modo durevole alle necessità di finanziamento delle piccole e medie imprese.

Il disegno di legge in esame si inscrive in tale contesto, enunciando principi di delega nel complesso in linea con l’esigenza di fronteggiare le criticità evidenziate.

La proposta legislativa in esame si innesta su un processo di riorganizzazione complessiva che ha interessato il comparto dei confidi nel 2003 con l’emanazione della normativa di riferimento di cui all’art. 13 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269. Tale provvedimento aveva delineato una tripartizione dei soggetti operanti nel settore: confidi vigilati iscritti nell’elenco speciale ex art. 107 TUB; confidi minori, non vigilati dalla Banca d’Italia ma iscritti nell’apposita sezione dell’elenco generale di cui all’articolo 155, comma 4, TUB; banche di garanzia collettiva dei fidi. A tale distinzione corrispondevano una differente ampiezza dell’ambito di operatività e una diversa articolazione dei poteri di intervento della Banca d’Italia.

La riforma del titolo V del TUB, introdotta dal d.lgs. 141/2010, ha apportato significative innovazioni nella disciplina dell’intermediazione finanziaria allo scopo di rafforzare i requisiti di accesso al mercato, i poteri e i controlli di vigilanza in modo che l’esercizio delle attività riservate sia consentito ai soli soggetti che assicurino piena affidabilità e correttezza. Per quanto riguarda i confidi, nell’assetto delineato dalla riforma si distinguono due categorie di operatori.

Da un lato i confidi vigilati, autorizzati dalla Banca d’Italia e iscritti nel nuovo albo degli intermediari finanziari di cui all’art. 106 TUB, nel quale confluiranno gli operatori maggiori, sottoposti a vigilanza prudenziale e abilitati a svolgere, oltre all’attività tipica di garanzia collettiva, anche le attività ulteriori già previste dalla legge del 2003 e, in via residuale, quelle riservate agli intermediari finanziari ai sensi dell’art. 106, fra cui la concessione di finanziamenti per cassa e di firma anche a soggetti diversi dai soci.

Dall’altro, i confidi minori, i quali possono esercitare unicamente l’attività di garanzia collettiva dei fidi e i servizi connessi e strumentali e sono iscritti in un elenco tenuto da un apposito Organismo cui sono attribuiti poteri di verifica e di intervento sugli intermediari iscritti e a sua volta soggetto a controlli da parte della Banca d’Italia. Una volta istituito, l’Organismo avrà maggiori poteri di controllo sui confidi minori rispetto a quelli oggi previsti, avendo la possibilità di richiedere dati e altre informazioni, verificare, anche mediante ispezioni, la conformità dell’operatività svolta con le disposizioni di legge, procedere alla cancellazione dall’elenco nei casi previsti.

La riforma del 2010 è di ampia portata e richiede, per la sua compiuta attuazione, atti normativi secondari del Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF) e della Banca d’Italia. Il MEF ha posto in consultazione lo scorso anno lo schema di regolamento che dà attuazione a taluni aspetti della riforma.

La Banca d’Italia ha avviato fin dal 2012 una consultazione pubblica sulle bozze di normativa secondaria, di propria competenza, relativa alla disciplina di vigilanza sugli intermediari finanziari, tra cui i confidi vigilati, la cui emanazione è però condizionata alla previa adozione del regolamento del MEF; in considerazione dei numerosi commenti ricevuti, della loro complessità e rilevanza, la Banca d’Italia ha pubblicato proprio in questi giorni un secondo documento di consultazione su tale disciplina secondaria.

Nel definire le disposizioni attuative, ci siamo attenuti ad alcuni principi fondamentali: salvaguardia della sana e prudente gestione dei soggetti vigilati; tutela della stabilità finanziaria; neutralità della regolamentazione rispetto ai diversi intermediari vigilati che svolgono la medesima attività; declinazione della disciplina secondo proporzionalità, per tenere conto della complessità operativa, dimensionale e organizzativa degli intermediari e della natura specifica dell’attività svolta, come richiesto dalla legge. È stata condotta un’attenta analisi dei costi e

benefici connessi con la nuova regolamentazione. Seguendo questi principi, la normativa in consultazione riafferma per gli intermediari finanziari e, pertanto, anche per i confidi vigilati, il regime di vigilanza prudenziale cosiddetta “equivalente”, per cui intermediari che svolgono attività e assumono rischi uguali a quelli delle banche devono essere soggetti, in linea di principio, a regole simili tenendo conto del richiamato principio di proporzionalità.

Questo approccio regolamentare è necessario; consente di prevenire la crescita di fenomeni di intermediazione finanziaria non regolata e non controllata; è in linea con gli orientamenti internazionali delineati dal G20 in materia di sistemi bancari ombra (shadow banking), che costituiscono un elemento di valutazione fondamentale da parte degli organismi internazionali (in primis, il Fondo Monetario Internazionale) nel giudicare l’adeguatezza dei sistemi di vigilanza dei vari Paesi.

fonte: Audizione di Andrea Pilati al Senato sulla delega al Governo per la riforma del sistema dei confidi