di Fabio Picciolini, esperto consumerista

 

Con il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D. Lgs. n. 14 del 12 gennaio 2019) è stato completamente rivista la legge fallimentare. La nuova disciplina è entrata in vigore solo in parte, le altre entreranno in vigore decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione in G.U. (n.38 del 14 febbraio 2019).

Tra le novità della nuova normativa introduzione “nel  codice” della disciplina del Sovra-Indebitamento delle famiglie precedentemente  prevista dalla legge 3/2012.

La norma riguarda i consumatori, i professionisti, gli imprenditori agricoli e quelli minori, le start-up innovative e ogni altro debitore che non sia sottoposto alla procedura di liquidazione giudiziale o coatta amministrativa o altre procedure liquidatorie già in uso.

Tra le novità della nuova disciplina la cosiddetta procedura famigliare che coinvolge oltre, il debitore, familiari, conviventi oppure un intero gruppo famigliare; in questi casi è obbligatorio avviare un unico procedimento (gestione unitaria) di ristrutturazione.

Ulteriore novità è la possibilità, per il consumatore, di inserire nel piano di ristrutturazione del debito le operazioni di cessione del quinto dello stipendio, del trattamento di fine rapporto o della pensione, delle operazioni di prestito su pegno.

Le procedure di composizione della crisi da sovra-indebitamento sono il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore, la liquidazione controllata. Tali procedure devono essere svolte con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi (OCC), il soggetto che coadiuva il debitore.

Una prima procedura per risanare situazioni di indebitamento è un “accordo di ristrutturazione del debito” ovvero una proposta presentata dal debitore ai creditori.

La proposta, presentata attraverso un OCC, deve riportare tutti i creditori, le somme loro dovute, comprese quelle munite di privilegio, pegno o ipoteca, tutti i beni del debitore, eventuali atti di disposizioni dell’ultimo quinquennio, le ultime tre dichiarazioni del reddito, le spese da sostenere per il debitore e per il suo nucleo familiare, indicandone il numero. Nel caso si trattasse di imprese dovranno essere riportate anche le scritture contabili autentiche dell’ultimo triennio.

Tralasciando gli aspetti tecnici della procedura, il giudice consente l’accordo con i creditori,  a condizione che vi sia l’accordo dei rappresentanti di almeno il 60% dei crediti.

Nel periodo intercorrente tra la domanda e l’omologa, in cui è possibile la presentazione di osservazioni da parte dei creditori, il giudice può sospendere le azioni esecutive a carico del debitore.

Il debitore non può accedere a tale procedura se ha effettuato una esdebitazione negli ultimi cinque anni o se ne ha goduto per almeno due volte. Inoltre, nel caso di revoca dell’omologazione il giudice dispone la conversione in liquidazione controllata.

Una seconda possibilità di risanamento è data dal “piano del consumatore”; in questo caso il debitore non ha bisogno del consenso dei propri creditori ma presenta la domanda direttamente al giudice prevedendo un piano di rientro che lo convinca della possibilità di rispettare correttamente il piano.

Anche in questo caso deve partecipare all’attività un OCC che nella relazione al giudice indica le cause dell’indebitamento, la diligenza del consumatore, la volontà di far fronte ai debiti, i motivi per cui non sono stati pagati, la solvibilità negli ultimi 5 anni, la presenza di impugnazione da parte di creditori.

Il giudice prima dell’omologa valuterà anche la meritevolezza del consumatore ad accedere al “piano”.

Il debitore deve presentate una lista dei beni vendibili per rimborsare i propri creditori.

Ultima possibilità di risanamento è la “liquidazione del patrimonio” ovvero  della vendita di tutti i beni del debitore, la cd. “esdebitazione” che ha il potenziale vantaggio che tutti i debiti sono estinti e i creditori non possono chiedere ulteriori ristori

Il debitore, sempre attraverso un OCC dovrà presentare la situazione di tutte le proprie passività che dovrà essere trasmessa al liquidatore e ai creditori interessati. Il liquidatore in 30 giorni dovrà presentare un programma di liquidazione, depositarlo in tribunale e dopo l’approvazione di quest’ultimo procederà al riparto di quanto ricavato tra tutti i creditori.

Una riforma della legge del 2012 che completa una normativa di sostegno per i consumatori in difficolta; la speranza è che, tra diciotto mesi quando entrerà definitivamente in vigore, produca effetti migliori della precedente disciplina

Di questo tema se ne parlerà a Leadership Forum del 28 maggio a Roma. La partecipazione è gratuita, basta registrarsi qui