Comprare casa allo sportello di banca è sempre più realtà, specie se dopo Unicredit con Subito Casa, parte ora la fase operativa di Intesa Sanpaolo Casa. Abbiamo potuto consultare il materiale promozionale che viene inviato ai clienti Intesa, in fase test fino a settembre: sembra la comunicazione di un’agenzia immobiliare, con in più il logo Intesa Sanpaolo. Questa volta non per sottoscrivere un mutuo, ma proprio per comprare casa. La rete di agenzie, a quanto risulta a Monitorimmobiliare, è oggi di 8 sedi operative tra Milano, Roma e Torino. In tutte è possibile vendere e comprare immobili, ristrutturare il proprio appartamento, ricevere consulenza, esattamente come nelle agenzie tradizionali.

A questo punto è chiaro, almeno per chi scrive, che la battaglia iniziata ormai anni fa da Fiaip alla quale si è unita di recente Fimaa, non ha alcuna possibilità di riuscita. Insieme le due banche hanno oltre la metà del mercato mutui italiano, con una potenza e credibilità impossibili da emulare per le associazioni ma anche per le grandi insegne del franchising. Restano però alcune considerazioni. La prima riguarda il perché di queste operazioni? Se è comprensibile che le banche abbiano interesse a commercializzare sul mercato rapidamente gli immobili oggetto di garanzia per un finanziamento incagliato, non è chiara la strategia. Avrebbe senso appoggiarsi a operatori già presenti sul mercato, se si volesse solo liberarsi degli immobili. Sembra invece che le banche seguano un altro disegno: valorizzare il proprio brand e fidelizzare i clienti.

E qui sta il punto. Forse ci manca qualche elemento ma se i ricavi dell’operazione deriveranno solo dalle compravendite, il conto economico sarà un disastro. Compravendite ferme, con proiezioni immutate nel medio periodo, e concorrenza agguerrita non sono certo elementi che possono convincere i vertici delle banche a lanciarsi in operazione così complesse. Se non è la motivazione economica, allora perché mettere in agitazione tutto il settore? Non sarebbe stato più semplice e meno oneroso comprare un grande operatore? Penso a Gabetti, per esempio, quotata in Borsa che capitalizza una cinquantina di milioni di euro. Sicuramente molto meno di quanto costerà l’operazione delle banche.

Visto che i dirigenti di Intesa e UniCredit il loro lavoro lo sanno fare, forse la spiegazione è altrove. Forse nel ricollocamento del personale in esubero. Il mondo è cambiato e il personale bancario è evidentemente in eccesso, oltre che poco qualificato. Insomma una bella zavorra per gli istituti di credito. Forse il settore delle agenzie immobiliari e della mediazione immobiliare in genere viene visto come un polmone che possa agevolare la transizione del personale. Speriamo bene, perché è interesse di tutti che il mercato sia condotto seriamente e da aziende credibili. Nessuno oggi può sapere se continuerà ad esistere la figura del singolo agente immobiliare con agenzia sotto casa o se vedremo solo grandi operatori. Certo è che tra qualche anno il mercato sarà irriconoscibile.

di Maurizio Cannone

fonte: monitorimmobiliare.it