Le banche popolari sono state parte integrante dello sviluppo della nostra economia lungo molti decenni, fin dalla nascita dello Stato unitario, radicandosi nelle economie locali e contribuendo alle grandi trasformazioni del nostro sistema produttivo. Sono oggi pienamente investite dal processo di cambiamento necessario affinché il sistema bancario possa sostenere pienamente il rilancio dell’economia italiana.

Il loro modello di attività rimane incentrato sul credito. I prestiti a famiglie e imprese costituiscono oltre il 50 per cento delle loro attività, 6 punti percentuali in più rispetto al complesso del sistema. La vocazione all’attività bancaria tradizionale è accentuata per le popolari di minore dimensione, per le quali i crediti superano i tre quarti delle attività complessive. Questa stessa vocazione è alla base del supporto fornito dalle banche popolari a famiglie e imprese durante la crisi, con tassi di crescita dei prestiti superiori rispetto alle altre banche, fino a che la loro capacità di affiancare le economie locali non è stata indebolita dal deterioramento della qualità del credito.

Per continuare a offrire il loro sostegno all’economia le banche popolari devono proseguire nel cammino, in taluni casi intrapreso, verso il rafforzamento delle strutture di governo societario. Obiettivi prioritari sono un più ampio coinvolgimento degli azionisti nelle decisioni assembleari e l’adeguamento della forma societaria laddove la dimensione e la natura dell’attività svolta lo richiedano. Come per le altre banche, è essenziale innalzare ulteriormente il livello di professionalità e indipendenza degli amministratori e rafforzare i presidi volti ad assicurare una elevata qualità del credito; va garantito il pieno rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate; occorre evitare che interpretazioni fuorvianti del rapporto con il territorio si traducano in scelte creditizie errate.

Le recenti disposizioni di vigilanza in materia di governo societario intervengono su aree in cui sono necessari miglioramenti in tutte le banche, incluse le popolari. L’obiettivo è migliorare la funzionalità dell’organo amministrativo, preservare la distinzione dei ruoli, garantire la dialettica interna. Vengono rafforzati i meccanismi in grado di favorire una equilibrata composizione dei consigli nonché una adeguata selezione degli amministratori. Per far sì che tutti gli azionisti – sia quelli con investimenti contenuti, sia quelli con partecipazioni rilevanti – dispongano degli strumenti per contribuire alla vita societaria, abbiamo richiesto a tutte le banche popolari di stabilire un numero idoneo di deleghe attribuibili a ciascun socio, nel rispetto dei limiti di legge, e di introdurre nello statuto meccanismi di voto a distanza; abbiamo inoltre chiesto alle popolari quotate di consentire ai soci che rappresentino percentuali di capitale stabilite in statuto la presentazione delle liste e l’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea.

Le disposizioni hanno previsto un congruo regime transitorio su alcuni profili, inclusi quelli riferiti alle popolari. La loro tempestiva adozione sosterrà l’efficienza e la competitività in un mercato integrato.

tratto dalla relazione del vice direttore generale della Banca d’italia Fabio Panetta al convegno per i 75 anni dI ICBPI