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Fabio Picciolini, esperto consumerista

a cura di Fabio Picciolini, esperto Consumerista

La quinta edizione dell’indagine della Banca d’Italia sul costo dei conti correnti consente di valutare l’andamento dal 2010 al 2015.

Si tratta di un’indagine statistica campionaria, con riguardo alle famiglie, finalizzata alla stima della spesa media di gestione di un conto corrente.

Le spese prese in considerazione nella rilevazione sono quelle fisse (canone annuo e delle carte di pagamento, spese per le comunicazioni periodiche e imposte di bollo) e quelle variabili (prelievi con carta di debito, domiciliazione utenze, bonifici).

Da porre l’accento ancora che i conti correnti offerti sono fondamentalmente di due tipologie: “ordinari” o “a consumo”, con il quale sono pagate le singole operazioni compiute, oppure “a pacchetto” per il quale è previsto un canone per un numero predeterminato (o illimitato) di operazioni.

La spesa media è stata di Euro 77 nel 2015 e di Euro 85 nel quinquennio di osservazione, escluse imposte e tasse; visibile una diminuzione costante, ma molto modesta, legata alla riduzione degli oneri fissi, in particolare del canone. Allo stesso tempo è aumentata l’operatività della clientela (da 126 a 144 operazioni annue).

L’indicatore sintetico di costo-ISC è stato quasi il doppio (Euro 157) rispetto al costo di gestione.

L’ISC misura le spese di c/c basato su ipotesi e non sull’effettivo utilizzo e sul prezzo dei servizi, spesso calcolati al livello massimo, come riportato nel SECCI o nei fogli informativi.

Un dato dell’indagine che ha dell’incredibile è la riduzione delle spese di gestione maggiore per la nuova clientela rispetto a quella più fedele. Un nuovo conto costa mediamente Euro 49, uno con più di dieci anni Euro 93, quasi il doppio. Una differenza solo in parte legata al diverso utilizzo che clientela più giovane, anche di età, può fare rispetto a quella più “anziana”.

Altra conferma delle scelte, è la riduzione dei costi avvenuta nel quinquennio che è circa dell’8% per i contratti inferiori a un anno e meno del 2% per quelli più “vecchi”.

Una scelta che sembra disinteresse, probabilmente, “scientificamente” legato alla convinzione che in ogni caso la clientela ancora cambi banca con molta difficoltà e neppure sceglie diverse soluzioni all’interno della stessa banca.

E’ auspicabile che una maggiore capacità di comparazione dei costi e conseguentemente di scelta della clientela e la nuova Direttiva PAD (2014/92/UE), relativa alle spese e al trasferimento dei conti di pagamento e alla possibilità di accensione del cd. “conto di base”, importante più di qualsiasi campagna pubblicitaria, per consentire l’inclusione dei milioni di cittadini senza alcun rapporto bancario, consenta di ridurre ancora i costi.

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