bussolastar logo confidiI profondi mutamenti che stanno interessando il mercato della garanzia, ancora ingessato, hanno già obbligato i confidi a ripensare ai propri modelli di business. L’innovazione resta quasi sempre la chiave di volta per rispondere alle note criticità che tutt’ora investono il comparto.

L’evoluzione, che ha riguardato dapprima i Confidi maggiori con l’iscrizione al nuovo albo ex art. 106 del novellato T.U.B., investe oggi immancabilmente l’universo dei Confidi minori. È storia di questi giorni la pubblicazione del D.M. n. 228/15 di attuazione della riforma del T.U.B. per quanto attiene l’Organismo ex art. 112-bis per la tenuta dell’Elenco dei Confidi minori e la quasi concomitante pubblicazione, da parte di Banca d’Italia, di un primo documento per la consultazione che disciplina schemi e regole di compilazione dei bilanci degli intermediari “non IFRS”, tra cui appunto i confidi minori.

L’impatto che le nuove norme finiscono per avere sul mondo dei confidi non vigilati non resta, certamente, relegato alla sfera dei meri adempimenti normativi quanto piuttosto ad un modo nuovo di ripensare e gestire la propria attività.

In questo ambito un ruolo preminente è quello che assumerà la “gestione dei rischi” che oggi, a differenza che in passato, i confidi sono chiamati non soltanto più a misurare, ma a declinare in chiare ed articolate classificazioni qualitative e a monitorare nel tempo.

Si tratta, quindi, di un impatto di notevole portata che inevitabilmente riconduce ad una tematica ormai assorbita nel settore ovvero quella di innovare il ruolo dei Confidi attraverso una nuova forma di assistenza alle imprese a maggiore valore aggiunto. Il monte dei rischi assunti dai Confidi è, infatti, direttamente connesso alla qualità delle pmi garantite ovvero al rischio insito nelle loro rispettive attività. Variabile sulla quale occorre, a questo punto, pensare di intervenire.

È ormai chiaro come i confidi, in quanto profondi conoscitori delle PMI associate, abbiano le necessarie competenze per assistere l’impresa nella salvaguardia degli equilibri gestionali, curandone la pianificazione e il reporting finanziario.

Si tratta quindi di offrire sul mercato una consulenza continuativa per la quale esiste un fabbisogno insoddisfatto. Consulenza che, partendo dal check-up aziendale, miri a introdurre presso le aziende (con un supporto continuo del confidi) le tecniche di pianificazione finanziaria e di controllo di gestione.

Se è vero infatti che il rischio di impresa non si può eliminare – per definizione non c’è profitto ove non c’è rischio – è altrettanto vero che l’unica mossa vincente è quella di saperlo gestire. Quali strumenti migliori, della pianificazione e del controllo di gestione, possono allora aiutare l’impresa a saper gestire il proprio rischio?

Esistono oggi strumenti informatici particolarmente adatti da offrire alle piccole e medie imprese, calibrati sulle loro ridotte dimensioni ed alla loro portata da un punto di vista economico, per educarle al più efficace conseguimento degli obiettivi prefissati in termini di margine operativo, posizione finanziaria netta e ritorno sul capitale investito.

Ciò tenendo ben presente che il lavoro investito dai Confidi sul miglioramento delle performance delle imprese assistite si traduce in nuove opportunità di business, nell’immediato (dato l’ampliamento dei servizi offerti per di più in via continuativa), ed in una più efficace gestione dei rischi assunti con le garanzie rilasciate, sul medio lungo periodo (con vantaggi impliciti in termini di riduzione delle sofferenze attese).

La capacità di questo modello di perseguire la qualità del proprio portafoglio va, pertanto, esattamente nella direzione tracciata dall’evoluzione in atto all’interno del sistema cui si accennava in apertura.

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