Ampiamente positiva appare la volontà̀ del legislatore di avviare una riforma strutturata ed omogenea del sistema dei Confidi.

Affinché́ essa possa essere validamente formulata non è possibile prescindere dal considerare le particolari caratteristiche del contesto economico di riferimento.

In diretta conseguenza dei fenomeni collegati al manifestarsi del deteriorato il credito è stato sensibilmente contratto per le piccole e medie imprese e la situazione non è destinata a cambiare nell’immediato futuro.

La grossa mole di sofferenze che il sistema bancario ancora non riesce a smaltire e che incombe latente anche sui Confidi obbliga il decisore pubblico a rivedere i principi di riordino del sistema in una logica che miri a rafforzare i Confidi più̀ solidi.

Il processo normativo che ha portato all’evoluzione dei Confidi vigilati da Banca d’Italia, prima, e dei Confidi minori, ancora in itinere, sebbene oneroso, assicura ormai tutti gli strumenti per una proficua comparazione e misurazione dell’efficienza e efficacia di tutti gli organismi grandi e piccoli.

La migliore certificazione degli operatori che ne consegue deve, allora divenire il fondamentale discrimine nell’orientare le politiche di intervento pubblico nella misura in cui se ne voglia massimizzare l’efficacia.

Valgono, cioè, per i Confidi le medesime considerazioni formulabili per le imprese, il loro potenziamento può̀ essere giudicato proficuo solo nella misura in cui siano valorizzati i Confidi meritevoli, ovvero capaci di stare sul mercato. Tutto questo, però, non ha nulla a che vedere con le dimensioni più̀ o meno ampie di ciascun organismo. Se così non fosse non avrebbe avuto alcun senso l’istituzione di un Organismo per la tenuta dell’elenco dei Confidi minori e i conseguenti oneri a questi imposti in termini di adozione di un bilancio standardizzato praticamente riproduzione di quello degli Intermediari Finanziari.

Al contrario l’applicazione dei principi di trasparenza, armonizzazione ed efficienza (si ribadisce, ampiamente condivisi) rappresenta esattamente il naturale presupposto alla volontà̀ di valutare il merito dei Confidi (ovvero la loro capacità di operare in condizioni di piena sostenibilità̀ sul piano economico e patrimoniale) permettendone la comparazione anche tra strutture di dimensioni molto differenti tra loro.

Ciò̀ posto si ritiene che una ipotesi di riassetto del sistema della garanzia deve operare nell’ottica della costruzione di un modello che stimoli all’innovazione dei servizi (non è più̀ pensabile proteggere il mercato dei confidi sull’impianto tradizionale), in specie volti alla progressiva (ri)qualificazione delle imprese assistite, all’apertura dell’attività̀ esercitabile verso nuove fonti di credito in recepimento delle spinte che naturalmente provengono dal mercato.

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