PLTV riporta articolo di Gianfranco Ursino, pubblicato il 9 giugno su PLUS24-Il Sole 24 Ore
Gli intermediari (ma anche l’Abf) devono fare ognuno la propria parte per dare meno opacità ai contratti.
Sono la principale fonte di controversie tra intermediari finanziari e clienti che arrivano sul tavolo dell’Arbitro bancario finanziario (Abf). Ad aggiudicarsi questo primato – con oltre il 70% sul totale ricorsi – sono i finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione.
Nello specifico la tematica più ricorrente riguarda la richiesta di rimborso delle spese sostenute dai ricorrenti per il mancato godimento, in caso di estinzione anticipata del prestito, di una quota parte dei costi sostenuti. Nella stragrande maggioranza dei casi questi ricorsi finora sono stati accolti dall’Abf, con percentuali superiori anche al 90% nel 2016. Spesso, però, gli intermediari soccombenti hanno disatteso la decisione dell’Abf. Le pronunce dell’Abf non sono infatti vincolanti per le parti, che sono sempre libere di avviare un procedimento giudiziario.
Il tasso di inadempimento viaggia comunque intorno all’1% e sono in primis le società finanziarie operative sulla cessione del quinto che figurano tra gli intermediari inadempienti nell’elenco pubblicato sul sito dell’Abf: una classifica che, per questo specifico settore, è guidata da Coges Spa (finora 70 inadempimenti), Races Finanziaria Spa (50) e Dynamica Retail Spa (44). Solo quest’ultima società ha accettato di spiegare le motivazioni alla base della scelta di disattendere i provvedimenti dell’Abf. «È necessario specificare – spiega Renato Amato, presidente di Dynamica Retail – che i nostri inadempimenti sono determinati esclusivamente da un parziale mancato accoglimento delle pronunce arbitrali. Nello specifico le provvigioni riconosciute alla rete distributiva, ovvero agli agenti in attività finanziarie e ai mediatori creditizi, rappresentano un corrispettivo di attività prodromiche alla concessione del prestito e pertanto non maturano nel corso del tempo e non vanno rimborsate pro-rata temporis in caso di estinzione anticipata del finanziamento. Diversamente rimborsiamo al cliente gli oneri che maturano nel corso dell’intero svolgimento del rapporto negoziale, i cosiddetti costi recurring». Un orientamento che lo stesso Abf ha più volte ribadito specificando che le commissioni up-front non devono essere rimborsate al cliente in quanto si tratta di costi imputabili a prestazioni concernenti la fase delle trattative e della formazione del contratto. «Ma oltre ad avere un fondamento giuridico – prosegue Amato – le nostre motivazioni sono ulteriormente validate dalle stesse decisioni arbitrali che nella loro contraddittorietà evidenziano un orientamento quantomeno oscillante dei singoli Collegi che in taluni casi non censurano il comportamento dell’intermediario». Ad avviso dell’Abf, però, affinché una commissione o una spesa sia imputata alla fase pre-contrattuale è indispensabile che risultino individuate in modo chiaro e comprensibile le prestazioni (o i comportamenti precontrattuali) alle quali esse si riferiscono. Per l’Arbitro qualora detti requisiti di chiarezza e comprensibilità non risultino soddisfatti, la relativa clausola non potrà che essere imputata a prestazioni e comportamenti riguardanti la fase di esecuzione del rapporto (costi recurring) e pertanto il cliente avrà diritto alla restituzione secondo il criterio pro-rata temporis delle somme non maturate. «Effettivamente nelle loro decisioni – continua Amato – i Collegi rimarcano questa opacità, spesso però senza motivarla. Devono però dire in quale punto il contratto non è chiaro, in modo da consentire all’intermediario di adeguare la contrattualistica e non incorrere in futuro nello stesso errore».
Il 30 marzo scorso Banca d’Italia ha pubblicato nuove linee guida per la cessione del quinto (si veda Plus24 dello scorso 19 maggio), dopo gli interventi non esaustivi realizzati sul tema nel 2009 e nel 2011. Orientamenti di vigilanza che adesso arrivano ad indicare anche buone prassi corredate da esempi numerici, in modo sa esplicitare in modo semplice e chiaro nei contratti le voci di costo. Veri e propri “suggerimenti” per gli intermediari che redigono i contratti, ma anche per i Collegi dell’Abf per motivare le loro decisioni in merito. Altrimenti le criticità sono destinate a perpetuarsi.