a cura di Fabio Picciolini, esperto consumerista

Gli orientamenti in tema di cessione del quinto dello stipendio e della pensione, pubblicati dalla Banca d’Italia il 27 marzo 2018, hanno una notevole importanza per il richiamo alle normative di legge tuttora vigenti, sono un considerevole contributo in tema di trasparenza e per ridurre il contenzioso e per il miglioramento dei processi di vendita

Valutare il merito creditizio, compresa la situazione complessiva del nucleo familiare, riportare, con chiarezza nella documentazione precontrattuale e contrattuale il pricing dell’operazione, controllare le reti distributive, la remunerazione delle operazioni, particolarmente in caso di rinnovo del finanziamento e quanto altro previsto come Buone Prassi, non possono che essere scelte di grande utilità per rilanciare, se necessario, o ampliare il mercato della cessione del quinto.

Le positività non possono però nascondere alcune perplessità e alcuni dubbi su quanto proposto dalla Banca d’Italia.

Nel metodo la perplessità riguarda la scelta di proporre orientamenti e buone prassi.

Considerato che l’operazione è regolata da una legge primaria, probabilmente era l’unica possibilità che può avere un’importante funzione di moral suasion verso gli operatori, ma a livello formale ma rischia di avere un impatto limitato.

Cosa potrebbe accadere se un intermediario scegliesse, pur rispettando il TU 180/1950, di non comportarsi secondo alcune buone prassi?

Un’importante sanzione reputazionale? Certo.

Un minore attrazione sul mercato rispetto agli altri intermediari? Sicuramente.

Tutto finisce qui però con conseguenze per gli operatori più in linea con i desiderata dell’Organo di vigilanza e per i consumatori che dovessero rivolgersi, per necessità o per scarsa conoscenza a quel finanziatore.

Rimanendo nel metodo, poteva essere utile, considerata la stretta connessione con la cessione del quinto, presentare alcune proposte per l’operazione di delegazione di pagamento possibile per i dipendenti in servizio.

Nel merito, senza avere la presunzione di contestare le previsioni della Banca d’Italia, alcuni orientamenti sembrano non perfettamente in linea con le varie discipline che soprassiedono al finanziamento contro cessione del quinto o non del tutto chiari.

Con riferimento alla “valutazione del merito creditizio e rischio di sovraindebitamento” è necessario fare riferimento al Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali (2016/679) che sarà applicato dal 25 maggio p.v.

La buona prassi prevede di “considerare, nel rispetto della privacy, anche le condizioni del nucleo familiare, nei casi in cui sia rilevante per valutare l’affidabilità del debitore e la sostenibilità del debito”, ma il GDPR non sempre consente il ricorrere a tali rilevazioni. Se per le informazioni su soggetti terzi sarà sufficiente che l’intermediario ottenga il preventivo consenso di tutti gli appartenenti al nucleo familiare, più difficile sembra superare un altro aspetto: il divieto di ricorrere a banche dati per valutare la situazione debitore di soggetti diversi dal richiedente il finanziamento. Solo la presenza di operazioni precedenti svolte, presso lo stesso finanziatore, dai componenti il nucleo familiare del richiedente, consentirebbe di superare il divieto.

Circa il “Prefinanziamento e altre condotte in essere prima di accordare il finanziamento” la buona prassi prevede di “indicare al cliente, anche nell’ambito delle comunicazioni periodiche e dei conteggi estintivi, il momento dal quale è possibile rinnovare l’operazione”, ma qual è questo momento. La notifica? Quello della prima trattenuta? Quello dell’incasso da parte del finanziatore? Altro? Deve anche essere tenuto presente che i comportamenti delle ATC sono diversi anche rispetto alle convenzioni sottoscritte, per cui potrebbe essere difficile per il finanziatore indicare preventivamente al cedente il decorrere dei due quinti dei pagamenti.

Peraltro, Banca d’Italia prevede che “non si può contrarre una nuova cessione prima che siano stati pagati i 2/5 delle rate pattuite nel contratto”, ma la norma originaria (T.U. 180/50 art. 39) non parla di “pagati” bensì che “è vietato di contrarre una nuova cessione prima che siano trascorsi almeno due anni dall’inizio della cessione stipulata per un quinquennio o almeno quattro anni dall’inizio della cessione stipulata per un decennio, salvo che sia stata consentita l’estinzione anticipata della precedente cessione, nel qual caso può esserne contratta una nuova purché sia trascorso almeno un anno dall’anticipata estinzione”. Quindi, dovrebbe essere fissata la data d’inizio (da individuare) e non quella di pagamento.

Sui “costi della CQS, Livello e loro rappresentazione nella documentazione pre contrattuale e contrattuale”, più di sollevare dubbi si vuole avanzare un’osservazione riguardo la buona prassi di incorporare nel Tasso Annuo Nominale “….gran parte o tutti gli oneri connessi…..” certamente si avrebbe una semplificazione nel caso di estinzione anticipata e, soprattutto, ridurrebbe sensibilmente il contenzioso in materia. Si dovrebbe, però, tener presente che la scelta del cd. TuttoTan può rappresentare un maggior costo per il consumatore-debitore-cedente in caso di rinnovo dell’operazione. Infatti, al decorrere del termine dei 2/5 dell’operazione originaria, prove effettuate dimostrano che circa il due terzi degli oneri compresi nel TAN sono stati già rimborsati all’intermediario finanziatore.

Anche ai fini di una migliore trasparenza (la stessa Banca d’Italia parla di “informazione non analitica”) potrebbe essere una scelta maggiormente utile indicare separatamente gli oneri per la rete di distribuzione (up front) e quelli connessi alla gestione del finanziamento e, nel caso, di commissione richieste dall’ATC riportare l’esatta definizione e il criterio di rimborso (pro rata temporis). Tale scelta sembra di maggiore beneficio per il consumatore-cedente.

Per quanto concerne le “polizze assicurative” continuano a rimanere non chiarite il concetto di rilascio di “altre malleverie” e la problematica della cartolarizzazione delle operazioni di cessione del quinto.

Per l’orientamento su “rete distributiva. Doveri dei distributori e trasparenza del costo della rete”, il Punto 41 “……. Lo svolgimento da parte di banche e società finanziarie [….] configura attività di intermediazione del credito …….” Sembra in contraddizione con l’art. 12.b del D.Lgs. del 13 agosto 2013 n. 141, che prevede: “Non costituisce esercizio di agenzia in attività finanziaria, né di mediazione creditizia: [….] b) la promozione e la conclusione, da parte di banche, intermediari finanziari, imprese di investimento, società di gestione del risparmio, SICAV, imprese assicurative, istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica e Poste italiane S.p.A. di contratti relativi alla concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma e alla prestazione di servizi di pagamento.”.

Si dovrebbe anche tener presente che l’attività d’intermediazione creditizia pone anche problemi riguardo all’impossibilità per l’intermediario di essere mandatario di prodotti originati da altri soggetti, l’iscrizione obbligatoria all’Enasarco.

Il punto 44 “schemi tariffari” ripropone il problema dei costi che deve sostenere il cedente.

Con riferimento ai punti 46, 51 e 54 premesso che è pienamente condiviso l’obbligo per gli intermediari erogatori si dotino di strumenti di controllo, monitoraggio e verifica delle rispettive reti distributive, si presume che si riferiscano alle operazioni di rinnovo dell’operazione di cessione del quinto svolte da un agente in attività finanziaria (procedura comunque possibile anche per i mediatori creditizi) con un intermediario diverso da quello originario, nei casi di non utilità del cliente oppure per presentare, dietro compenso e di ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario per il riconoscimento di eventuali rimborsi dal precedente mandante.

Mentre per le esigenze finanziarie del cliente sembra possibile un controllo, attraverso i conteggi estintivi, per valutarne il vantaggio, sul ricorso all’ABF sembra molto difficile, sia per l’eventuale intervento di un terzo soggetto formalmente incaricato del ricorso, sia per quanto previsto dal nuovo portale dell’ABF che ha previsto la possibilità d’intervento di “persona di fiducia”.

Sembrerebbero, quindi, più utili e risolutivi interventi più istituzionali, come ha iniziato a fare l’Organismo Agenti e Mediatori con la comunicazione 11/16.

In riferimento alla “Rete distributiva – Remunerazione” si condivide il principio espresso, pur se è difficile equiparare un rinnovo con lo stesso intermediario finanziatore, dove l’attività è inferiore, o con un intermediario diverso, dove si deve avviare un’attività ex novo.

Le osservazioni avanzate, insieme a quelle che altri interpreti potranno avanzare, vogliono evidenziare che la giusta volontà di far proporre un’operazione corretta, trasparente e utile per il richiedente, si deve fermare alle previsioni di legge, per cui nelle indicazioni generali l’organo di vigilanza non può che servirsi, come detto all’inizio, di orientamenti e proposte di buone prassi.

Per questo non si può che riproporre la necessità di una revisione complessiva dell’operazione di finanziamento contro cessione del quinto sia per sanare quanto il tempo e l’operatività giornaliera ha reso obsoleto, sia per eliminare comportamenti non corretti, sia per renderla maggiormente accessibile, laddove fosse necessario, alle nuove forme di lavoro inimmaginabili nel 1950.