Arbitro Bancario Finanziario (ABF) ha pubblicato in questi giorni la sua relazione annuale, da cui emerge che nel 2017…

 

i ricorsi ricevuti dall’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) sono aumentati del 42%; la media mensile è salita da 1.804 a 2.554, raggiungendo per la Cessione del V a fine anno ben 22.238 ricorsi, con un incremento del 45% e rappresentano il 73% del totale.

In decisa crescita anche i ricorsi nell’ambito del credito al consumo, mentre rimangono abbastanza stabili quelli relativi ai mutui.

I ricorsi riguardanti la cessione del quinto sono stati presentati per circa i due terzi da uomini; così come quelli relativi al mutuo.

I ricorsi sulla cessione del quinto hanno continuato a riguardare prevalentemente contratti stipulati prima delle comunicazioni che nel 2009 e nel 2011 la Banca d’Italia ha indirizzato al sistema; la quota di quelli relativi a contratti stipulati dopo il 2011 è tuttavia cresciuta del 8%, attestandosi al 10% del totale. 

I ricorsi relativi alla cessione del quinto dello stipendio in Calabria, Campania, Molise e Sicilia incidono per oltre l’80% del totale; in Trentino-Alto Adige costituiscono la metà delle istanze.

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Il Contesto

In caso di estinzione anticipata di un prestito contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione, il cliente ha diritto alla parziale restituzione dei costi relativi ai servizi destinati a maturare no al pagamento dell’ultima rata (costi recurring): tali costi infatti dal momento dell’estinzione anticipata non sono più dovuti.

Al contrario gli oneri che si riferiscono ad attività preliminari alla concessione del nanziamento non sono rimborsabili (costi up front), in quanto remunerano attività esaurite prima dell’estinzione anticipata. Affinché il contratto predisposto dall’intermediario sia trasparente, occorre che la ripartizione tra oneri recurring e up front sia esposta in modo chiaro e comprensibile. Qualora invece le attività descritte in una clausola siano di diversa natura (sia up front che recurring), tale formulazione contrattuale dovrà essere considerata opaca. In simili casi il ricorrente avrà diritto di considerare, per l’individuazione della quota parte oggetto di rimborso, l’intero importo della commissione.

Il Collegio di coordinamento si è pronunciato sulla natura (recurring oppure up front) delle clausole aventi ad oggetto le commissioni bancarie “a copertura delle attività preliminari e conclusive del prestito (ad es. esami documenti, oneri acquisizione provvista e conversione tasso, elaborazione dati ex L. 197/1991 e successivo D.lgs. 231/2007)”, relative a contratti di nanziamento contro cessione del quinto dello stipendio estinti anticipatamente.

In considerazione soprattutto dell’opacità delle clausole, il Collegio ha ritenuto che i costi relativi alla conversione tasso e all’acquisizione provvista avessero natura recurring, mentre ha riconosciuto la natura up front delle attività relative all’esame documenti e all’elaborazione dati ex L. 197/1991 e successivo D.lgs. 231/2007, in quanto preliminari alla concessione del prestito.

Facendo applicazione dei medesimi principi, l’Arbitro ha quali cato recurring una commissione in favore dell’intermediario nanziario che ricomprendeva anche oneri per la “conversione o la convertibilità, da variabile in sso, del saggio degli interessi o per la copertura del relativo rischio per tutta la durata dell’operazione”. Coerentemente la commissione dovuta all’agente intervenuto nel collocamento del prestito è stata quali cata recurring per la presenza di un generico riferimento “ad ogni altra attività prestata”.

Al contrario l’ABF ha ribadito la paci ca quali cazione come up front degli oneri erariali. Tale quali cazione infatti può essere messa in discussione solo quando la clausola sia opaca o individui, nelle descrizione delle attività remunerate, anche prestazioni di carattere recurring.

In una controversia in cui il contratto prevedeva un mero elenco di attività riferito genericamente a diverse voci di costo, senza una chiara descrizione delle attività prestate a fronte degli oneri addebitati al cliente, il Collegio ha quali cato tutte le commissioni recurring, disponendone il rimborso pro quota. In tale contesto di opacità contrattuale, l’Arbitro ha fatto applicazione del criterio pro rata temporis malgrado vi fosse la previsione contrattuale di un criterio forfettario di rimborso per ciascuna rata non scaduta.

Vi sono anche casi in cui l’ABF riconosce l’applicabilità di criteri differenti rispetto a quello pro rata temporis. Nel caso esaminato il contratto riportava un’analitica distinzione tra oneri recurring e up front e una percentuale massima di rimborsabilità degli oneri non maturati in ipotesi di estinzione anticipata del nanziamento; le parti avevano inoltre concordato un piano di rimborso che si sviluppava secondo un criterio diverso da quello strettamente proporzionale al tempo. L’Arbitro ha riconosciuto la legittimità di tale piano di rimborso, escludendo l’opacità delle relative clausole contrattuali.

Il Collegio di coordinamento si è anche occupato degli effetti della quietanza liberatoria sottoscritta dal cliente in sede di estinzione anticipata di un nanziamento contro cessione del quinto dello stipendio, stabilendo nel caso esaminato che la genericità e l’indeterminatezza della dichiarazione resa dal cliente non consentivano di attribuirle una portata preclusiva di ulteriori richieste restitutorie, restando dunque intatto il diritto del cliente di ricevere le eventuali somme ancora dovute per effetto dell’estinzione anticipata, al netto degli importi già corrisposti.

Con riferimento alla prova della fondatezza delle domande proposte con il ricorso, l’Arbitro ha affermato che il ricorrente ha l’onere di dimostrare di aver estinto anticipatamente il nanziamento da cui trae origine il credito restitutorio. In mancanza di tale prova il ricorso non può infatti essere accolto, in quanto l’estinzione anticipata rappresenta l’imprescindibile fatto costitutivo della domanda di restituzione della quota parte non maturata delle voci di costo connesse con il nanziamento. Per evitare tale conseguenza il ricorrente deve produrre idonea e univoca documentazione che provi l’avvenuta estinzione del prestito.

Con riguardo alle spese legali (o di assistenza tecnica) relative ai ricorsi per la restituzione degli oneri economici non maturati nell’ipotesi di estinzione anticipata di nanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio, l’Arbitro ha escluso il rimborso di tali spese, valorizzando il carattere seriale della controversia76. Sulla base dell’orientamento consolidato dell’ABF è ammesso il rimborso delle spese legali o di assistenza tecnica – come voce risarcitoria inclusa nel più ampio pregiudizio subito dal ricorrente – quando l’ausilio di un legale (o di altro professionista) si sia rivelato funzionale alla gestione del procedimento (ad es. per la complessità delle tematiche affrontate o per il comportamento ostruzionistico dell’intermediario): in tale valutazione l’Arbitro deve attenersi a criteri di estrema prudenza….