Nel 2013 il credito al consumo è diminuito dell’1,9%; il calo si è attenuato nel primo trimestre del 2014 (-1,5%). La riduzione ha riguardato sia i prestiti finalizzati sia quelli senza finalità specifica; soltanto la cessione del quinto dello stipendio, una forma di finanziamento meno rischiosa per gli intermediari, ha registrato un aumento.

Da elaborazioni su dati del sistema di informazioni creditizie della CRIF emerge che nel 2013 per i prestiti personali e finalizzati la quota di contratti erogati rispetto a quelli domandati è lievemente aumentata, al 67%, in linea con la minore restrizione dell’offerta indicata nell’indagine trimestrale sul credito bancario. La domanda di questi contratti rimane in calo, benché la riduzione sia inferiore rispetto a quella dei due anni precedenti. L’importo medio delle erogazioni ha continuato a diminuire (meno di Euro 6.000 rispetto a Euro 7.400 nel 2007); la quota di prestiti inferiori a Euro 1.000 ha raggiunto il 35%, il doppio rispetto al 2007.

In base ai dati dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, nella prima fase della crisi (2008-2010) la quota di famiglie indebitate per ragioni di consumo era rimasta stabile (17%). Tra il 2010 e il 2012 la percentuale di famiglie che hanno utilizzato il credito al consumo si è ridotta di oltre due punti; il calo è stato superiore agli otto punti per i nuclei con un capofamiglia con meno di 35 anni.

Nel 2013 il costo delle erogazioni di credito al consumo (TAEG) è diminuito di 0,4%, all’8,8%; nei primi mesi del 2014 si è tuttavia osservato un rapido aumento che ha riportato il tasso di interesse al 9,5%. Il differenziale con la media dell’area è rimasto elevato (circa 2%).