a cura di Fabio Picciolini, esperto consumerista

La Banca d’Italia ha pubblicato il 29 marzo 2018 i propri orientamenti in tema di operazioni di finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

Dopo una premessa in cui ha descritto, per grandi linee, l’operazione, il ruolo delle reti distributive esterne e l’emergere, nello svolgimento delle attività istituzionale, di comportamenti impropri e di criticità nei rapporti con la clientela, la Banca d’Italia ha, immediatamente, evidenziato la necessità di ridurre il contenzioso, di ridurre i rischi operativi, reputazionali e legali e indicato comportamenti e prassi da rispettare per essere in linea con la normativa in vigore.

Particolarmente per il rispetto delle norme la Banca ha “invitato” gli intermediari a rivalutare i propri aspetti organizzativi e applicativi al fine di correggerli e migliorarli, anche con l’auspicio di un recupero di efficienza e di costi per il cliente.

Nel merito degli orientamenti la Banca ha predisposto nove sezioni, in ognuna delle quali sono riportate le criticità, i riferimenti normativi e le indicazioni applicazioni, buone prassi su cui gli intermediari dovranno adeguarsi.

Le nove sezioni sono:

Valutazione del merito creditizio; Prefinanziamento e altre condotte poste in essere prima di accordare il finanziamento;

Costi della CQS, livello, struttura e loro rappresentazione nella documentazione per contrattuale e contrattuale; Polizze assicurative;

Rete distributiva. Doveri dei distributori e trasparenza del costo della rete;

Rete distributiva. Remunerazione; Comunicazioni alla clientela. Cessione di rapporti.

In ognuna di esse sono emersi comportamenti non rispettosi della normativa e/o della tutela degli utenti. Condotte che la stessa Banca non ha giustamente generalizzato a tutti gli operatori e a tutte le reti, ma non poteva tacerle viste le risultanze della sua attività di vigilanza, le segnalazioni ricevute, i reclami presentati.

Analizzare, analiticamente, le nuove sezioni chiede approfondimenti e quindi tempo; un approfondimento che sarà certamente fatto.

Quello che si è voluto dare subito è la strada e il traguardo che Banca d’Italia ha voluto dare a tutti gli operatori.

E’ interessante, però, provare a fare un lavoro diverso: una ripartizione diversa da quella proposta da Banca d’Italia (manchevolezze, normative, buone prassi) del comparto della cessione del quinto, per scendere più nell’attività di tutti i giorni degli operatori.

Credo si possa affermare che gli orientamenti Banca d’Italia seguano due filoni.

Il primo, ovvio, il richiamo al rispetto della normativa. E’ dal 2009 che Banca d’Italia prima, le associazioni di categoria con i vari codici di condotta poi, insistono su questo argomento. Ciò nonostante però, pur se datati, i reclami sulle operazioni di cessione del quinto dello stipendio sono aumentati e la stragrande maggioranza vedono vincente il consumatore e perdente l’intermediario. Pertanto la Banca d’Italia, dopo almeno tre anni di preavvertimenti, non poteva esimersi dal richiamare il rispetto integrale della normativa.

Di maggior rilievo il secondo filone che possiamo chiamare dei comportamenti e delle scelte proposte agli operatori. “Suggerire” l’utilizzo del tutto TAN oppure di non chiedere l’indennizzo in caso di rimborso anticipato, come altre proposte, sono indicazioni che la maggioranza degli operatori condivide e a cui, probabilmente, si atterrà sempre più.

Non possono però essere un obbligo inderogabile nonostante l’ “invito” della Banca d’Italia. E’ il mercato che decide, se un operatore fa condizioni troppo onerose oppure opera border line, se emarginarlo oppure le sue proposte e i suoi costi sono legati ad altre attività utili per il cliente.

Peraltro è stata fatta un’analisi di impatto ad esempio sull’adozione del cd. TuttoTan? Se è vero che fa chiarezza, è maggiormente comprensibile per l’utente e rende tutto più facile anche in caso di estinzione anticipata e di rinnovo, da varie elaborazioni non risulta affatto vero che il costo complessivo per il debitore sia inferiore. Anche qui sono scelte aziendali e decisioni del mercato e ciò vale tanto per i finanziatori che per le reti distributive, ad esempio parlando di commissioni di mediazioni, ma non solo.

C’è però una seconda conclusione da tirare nell’immediato. Condividendo le linee guida proposte dalla Banca d’Italia, ci sono altri due argomenti che vanno affrontati nella maniera più urgente possibile.

Il primo operativo. Tutti operatori e studiosi della materia da anni affermano che il mercato è fermo come numeri e che bisogna aprire di più ai privati. Giusto ma come se in Italia il posto fisso è sempre meno una certezza, precarietà, cambio di lavoro, partite IVA e tutte le altre forme di lavoro che si sono “affermate” negli ultimi decenni, di fatto, pur se la legge lo consente, non hanno accesso alla cessione del quinto? E’, quindi necessario, trovare soluzioni nuove. Una con alcuni colleghi, l’abbiamo proposta da tempo, la creazione di un fondo di garanzia, gestito dal pubblico, che copra i periodi di mancato lavoro e sia rimborsato quando il lavoratore riprende la propria attività. Non è il caso in questa sede entrare in tecnicismi. Poteva essere una novità qualche anno fa oggi non lo è più: si pensi al prestito per l’APE volontaria rimborsato dal pensionato oppure all’ultima proposta per il sostegno triennale per il reinserimento al lavoro da rimborsare alla ripresa del lavoro stesso.

Il secondo normativo/legislativo. Le grida per dire che il T.U. 180/50 va cambiato si levano sempre più forti. Vero, giusto e condivisibile. Proposte ce ne sono, ugualmente testi di modifica già pronti. La domanda è quanto tempo ci vuole? Tanto. Una legge parlamentare, che in fondo riguarda 300.000/400.000 persone non è di grande interesse; se aggiungiamo che è una legge complessa e poco conosciuta il gioco è fatto.

Anche in questo caso sarebbe forse opportuno agire su due piani: il primo presentare alle forze politiche, da parte di tutti gli attori che partecipano a queste operazioni (rappresentanze dei finanziatori, delle assicurazioni, delle reti distributive, dei datori di lavoro, dei consumatori), una proposta condivisa e complessiva di revisione del T.U. ma, allo stesso tempo agire “chirurgicamente” su alcuni argomenti attraverso le varie leggi che vengono, volta per volta, approvate dal Parlamento. Se ne possono fare molti, ma un solo esempio, per essere brevi: proporre l’utilizzo della PEC per la notifica degli atti. Sembra una cosa piccola, ma proviamo a chiederla agli operatori se è importante.

Tanto ci sarebbe ancora da dire e da proporre sugli orientamenti e su tutto il resto. Certamente non mancherà l’occasione.