PLTV riporta articolo di Gianfranco Ursino pubblicato su Plus, Il Sole 24 ore del 16 novembre.
Authority, operatori finanziari e legali al lavoro per sminare i contraccolpi della sentenza

Authority, operatori finanziari e i più prestigiosi uffici legali sono a lavoro per valutare l’impatto che potrebbe avere sul sistema finanziario italiano la recente sentenza C-383/18 con la quale la Corte di Giustizia Ue si è pronunciata sulla delicata questione delle somme da rimborsare ai consumatori che estinguono in anticipo un prestito.

L’obiettivo è innanzitutto quello di cercare di disinnescare lo scoppio di una vera e propria mina che potrebbe mettere in ginocchio i bilanci di banche e società finanziarie e, a tendere, arrivare a mettere in discussione il funzionamento dell’attuale circuito dei finanziamenti bancari. E non solo.

Le associazioni di categoria e anche gli altri organismi di vigilanza, secondo quanto risulta a Plus24, hanno richiesto un pronunciamento a Banca d’Italia, senza peraltro nascondere le loro preoccupazioni.

Il 4 novembre scorso l’Oam (Organismo che vigila sugli intermediari creditizi) ha inviato al Mef e a Banca d’Italia una comunicazione dove sottolinea i punti più critici che meritano al più presto un chiarimento.

Per l’Oam c’è da tenere in considerazione che «la Corte Costituzionale italiana ha dichiarato che le sentenze di interpretazione della Corte di giustizia hanno un effetto erga omnes, e che pertanto le disposizioni nazionali incompatibili con il diritto europeo non devono essere applicate». La sentenza inoltre, sottolinea l’Oam, non ha chiarito se gli effetti restitutori individuati abbiano un’applicazione retroattiva, come, peraltro, appare verosimile. Per tali ragioni «lo scrivente Organismo evidenzia la propria preoccupazione sugli effetti della sentenza de qua in Italia, che andrebbe ad arrecare un ingiusto danno agli operatori del settore e rischierebbe di creare uno stravolgimento dei principi e dei meccanismi di calcolo dei costi e dei compensi connessi alla concessione del finanziamento».

Le attenzioni dell’ABI, invece, secondo fonti vicine all’associazione dei bancari, fanno emergere anche un altro particolare: le surroghe che nell’ultimo decennio sono state copiose non dovrebbero subire l’impatto della sentenza della Corte Ue. In tal caso l’estinzione anticipata riguarda il rapporto con la banca, ma il finanziamento continua: con la surroga non si pagano infatti nuovamente spese notarili e di istruttoria.

In Banca d’Italia sono in corso approfondimenti per arrivare a esprimere un parere che al momento va nella direzione di chiedere un intervento normativo volto a stabilire il criterio da applicare per quantificare il ristoro degli oneri up front. Per il momento hanno chiesto i dati agli intermediari dei finanziamenti estinti dai loro clienti negli ultimi anni per valutare la portata del rischio. Negli uffici di Via Nazionale sono consapevoli che la sentenza Lexitor sembra chiara nel considerare rimborsabili anche i costi up front, ma occorre capire in che modo tale pronuncia impatta sull’ordinamento nazionale, considerato che, in via generale, le sentenze interpretative della Corte di Giustizia hanno efficacia vincolante per tutti gli Stati membri dell’Ue, anche con riguardo ai rapporti giuridici sorti prima della sentenza stessa.

Una via di uscita al vaglio di operatori e authority, al momento sembra ruotare intorno all’art. 125-sexies del Testo unico bancario.

Tale disposizione, nel prevedere il rimborso dei costi “dovuti per la vita residua del contratto”, pone un insanabile contrasto con l’interpretazione della Corte Ue e che pertanto la via dell’interpretazione conforme non sia percorribile.

Il principio espresso dalla Corte Ue non potrebbe trovare applicazione neanche tramite la disapplicazione della normativa nazionale e la contestuale diretta applicazione della direttiva (così come interpretata dalla Corte), poiché la stessa giurisprudenza della Corte Ue limita tale possibilità alle sole controversie tra Stato e cittadino (c.d. rapporti verticali), escludendola invece per le controversie tra privati (c.d. rapporti orizzontali), in cui rientrano quelle tra clienti e intermediari. In tal caso, per rispettare la sentenza Lexitor, sarebbe necessaria una modifica della normativa nazionale da parte del legislatore .