di Silvano Carletti – 29 gennaio 2019

Le banche europee hanno chiuso il 2018 con una flessione della quotazione dei loro titoli che in genere supera il 30%, il ridimensionamento più grave dal 2011 e più del doppio della variazione parallelamente registrata dall’intero listino azionario. I maggiori gruppi bancari statunitensi hanno registrato una analoga flessione dei corsi azionari (-24% circa) ma nel loro caso il P/B ratio risulta posizionato su livelli ben più elevati di quanto rilevabile per le banche europee. Se ne desume una generale situazione di difficoltà del settore creditizio, che assume toni più gravi nel contesto europeo.

Il risultato reddituale dell’attività bancaria nel 2018 si prospetta non sfavorevole. Un messaggio tranquillizzante viene (in media) anche dall’andamento dei principali indicatori di bilancio (da quelli patrimoniali a quelli che riflettono la qualità dell’attivo). Ad una conclusione analoga è giunto lo stress test predisposto nel novembre scorso dalla BCE per i maggiori gruppi europei.

Tuttavia, sulle prospettive delle banche pesa il mutato tono della previsione economica mondiale. I paesi che riescono a sfuggire al rallentamento sono decisamente pochi e tra essi non figurano quelli del continente europeo. Per la maggior parte degli analisti, inoltre, i rischi sono prevalentemente downward.

In secondo luogo, per le banche europee si pone da tempo un problema di redditività. Il miglioramento del consuntivo registrato recentemente si deve in misura prevalente a fattori una tantum piuttosto che ad una maggiore capacità di reddito dell’attività operativa. Nel prossimo futuro il divario tra risultato economico e costo del capitale potrebbe aumentare invece di ridursi.

Infine, processi di trasformazione strutturale in atto nel circuito finanziario stanno da tempo ridimensionando il ruolo delle banche, con inevitabili ricadute sul flusso dei ricavi. In una fase storica così complessa ci si aspetterebbe un diffuso ripensamento del disegno strategico, con l’avvio di importanti processi di diversificazione e/o di riconsiderazione del portafoglio attività e dei mercati di riferimento. I dati però dicono che (per molte cause) questo processo sta avendo un lento avvio.

Le banche europee hanno chiuso il 2018 con una flessione della quotazione dei loro titoli che in genere supera il 30%, il ridimensionamento più grave dal 2011 e oltre il doppio della variazione parallelamente registrata dall’intero listino azionario. Dopo una prima parte dell’anno caratterizzata da contenute variazioni in entrambe le direzioni, a partire (orientativamente) da maggio i corsi azionari hanno registrato una progressiva caduta. Alla fine dello scorso anno il rapporto tra quotazione e valore contabile (P/B, price to book ratio) si è posizionato poco sopra lo 0,70. Nel 2017 i titoli bancari europei avevano chiuso l’anno in modo più brillante con una crescita media delle quotazioni prossima all’11% e un P/B ratio intorno a 1,10. Da parte loro, i maggiori gruppi statunitensi hanno chiuso il 2018 con una analoga flessione (-24% circa) dei loro titoli ma nel loro caso il P/B ratio risulta posizionato su livelli ben più elevati (intorno a 1,25). Nell’insieme, l’andamento dei titoli bancari sembra evidenziare una generale situazione di difficoltà del settore creditizio, che assume toni più gravi nel contesto europeo.