Banca d’Italia apre Consultazione Pubblica sulla Vigilanza delle 335 BCC presenti in Italia

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Il quadro di riferimento per l’operatività delle Banche di Credito Cooperativo (BCC) è profondamente mutato negli ultimi anni, con riguardo all’assetto regolamentare, alla variabile tecnologica e alle condizioni economico-finanziarie.

Le BCC oggi…

Al 31 dicembre 2016 il sistema del credito cooperativo constava di 335 BCC, rappresentanti il 7% del sistema bancario italiano in termini di attivo di bilancio, distribuite su tutto il territorio nazionale, anche se con maggiore concentrazione nelle aree geografiche del centro-nord e del nord-est. Hanno erogato nel 2016 credito a clientela per circa Euro 120 miliardi. I crediti a clientela rappresentavano il 55% delle attività totali.

Banca d’Italia ha aperto in questi giorni in Consultazione Pubblica le nuove disposizioni di Vigilanza per le BCC. Osservazioni, commenti e proposte possono essere trasmessi, entro il 10 novembre 2017.

La presente Consultazione trae origine dalla necessità di rivedere le vigenti disposizioni di vigilanza per le banche di credito cooperativo (BCC) alla luce delle profonde modifiche del quadro normativo di riferimento intervenute con la recente riforma del credito cooperativo.

La riforma delle banche di credito cooperativo (artt. 1 e 2 del D.L. n. 18/2016, convertito con L. n. 49/2016) ha introdotto l’obbligo, per tutte le banche della categoria, di aderire a un Gruppo Bancario Cooperativo quale condizione per continuare a svolgere l’attività bancaria. La Banca d’Italia ha emanato, nel novembre 2016, disposizioni secondarie di attuazione della riforma nelle materie a essa rimesse dalla legge.

La riforma, oltre a introdurre il nuovo istituto del Gruppo Bancario Cooperativo e disporre l’obbligatoria appartenenza di ogni BCC a un gruppo della specie,
ha modificato alcune disposizioni del TUB recanti la speciale disciplina applicabile alle banche di credito cooperativo.

Si tratta di norme che caratterizzano questa categoria di banche sotto il profilo della forma giuridica, della finalità mutualistica e del localismo.

Rimane confermato che il rispetto dei requisiti di operatività prevalente con i soci previsti ai sensi dell’art. 35 TUB e delle clausole mutualistiche di cui all’art. 2514 c.c. è condizione per qualificare le BCC come cooperative a mutualità prevalente ai fini della disciplina fiscale e societaria.

Nel dettaglio, le norme del TUB incise dalla riforma riguardano:

  • il numero minimo dei soci, elevato da 200 a 500 (art. 34, comma 1); le BCC che non rispettano il nuovo requisito minimo di numerosità della base sociale devono adeguarsi entro 60 mesi dalla data di entrata in vigore del D.L. (quindi, entro il 16 febbraio 2021) (art. 2, comma 5, del D.L. n. 18/2016);
  • il valore massimo delle azioni che possono essere possedute da ciascun socio, elevato da 50.000 a 100.000 euro (art. 34, comma 2);
  • la possibilità di prevedere in statuto, tra i requisiti per l’ammissione a socio, la sottoscrizione o l’acquisto di un numero minimo di azioni (art. 34, comma 4-bis);
  • la trasformazione in banca di altra categoria, ora circoscritta a operazioni da cui risulti una banca in forma di società per azioni – è stata esclusa, invece, la possibilità di trasformazione in banca popolare – realizzabile esclusivamente nei seguenti casi: o per effetto di fusione con banca in forma di s.p.a., autorizzata dalla Banca d’Italia nell’interesse dei creditori e qualora sussistano ragioni di stabilità (art. 36, comma 1); o in caso di recesso o esclusione da un gruppo bancario cooperativo, previa autorizzazione della Banca d’Italia, avendo riguardo alla sana e prudente gestione della banca (sempre che la BCC non abbia aderito ad altro gruppo bancario cooperativo o deliberato la liquidazione) (art. 36, comma 1-bis)….

per saperne di più visita il sito http://www.bancaditalia.it

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