Screen Shot 2015-04-10 at 12.59.47Il 26 ottobre 2014 sono stati presentati i risultati del Comprehensive Assessment delle banche europee (fra cui 15 italiane), composto da tre fasi: il Supervisory Risk Assessment, l’Asset Quality Review (AQR, cioè una revisione della qualità degli attivi) e gli Stress Test.

Il Comprehensive Assessment è stato un esempio di trasparenza; ciò è testimoniato sia dalla quantità e dalla qualità della documentazione messa a disposizione dall’Organo di Vigilanza durante l’assessment e in fase di reportistica finale, sia grazie ad una metodologia trasparente condivisa che ha permesso la comparabilità dei risultati.

Per poter dare una dimensione degli impatti conseguenti all’introduzione di questi importanti provvedimenti, CRIF Credit Solutions – la divisione di CRIF specializzata nella Consulenza, nel Predictive Analytics, nel Risk Management e nei Software Gestionali del credito – ha prodotto uno studio che da un lato ha analizzato gli effetti dell’introduzione dei criteri di valutazione dei crediti indicati dalla metodologia AQR e dall’altro ha approfondito l’investimento complessivo per il Sistema (Bancario e non) delle strategie di mitigazione messe in atto dalle prime 15 Banche italiane come conseguenza dei risultati dell’esercizio.

Sotto il primo profilo lo studio CRIF ha riguardato l’analisi dei criteri standardizzati di valutazione dei crediti introdotti dalla metodologia AQR; questi indicatori miglioreranno le logiche valutative del merito di credito da parte delle Banche con particolare riferimento alle controparti imprese. In particolare l’introduzione come “driver” degli accantonamenti di indicatori tipicamente utilizzati da operatori specializzati nella valutazione di impresa (es. Debt Service Coverage Ratio, ossia il rapporto tra EBIDTA e il costo del servizio del debito), migliorerà il processo di individuazione delle aziende realmente “meritevoli”. L’analisi, condotta dalla Practice Management Consulting di CRIF Credit Solutions, ha dimostrato in questo senso che le imprese che presentavano di Debt Service Coverage Ratio (DSCR) valori positivi e superiori a 1 erano anche quelle con tassi di insolvenza minori e più stabili.

Sotto il secondo profilo l’analisi CRIF si è concentrata sull’investimento complessivo che il Sistema (Bancario in primis) ha dovuto sostenere come conseguenza dei risultati dell’esercizio di Comprehensive Assessment e di stress testing.

L’analisi di CRIF, che si è concentrata sull’analisi dei dati pubblici dei primi 15 Istituti Italiani al 30 Settembre 2014, ha evidenziato che l’investimento per il Sistema degli stakeholder (azionisti e clienti in primis) è stato pari a quasi 56 Miliardi di Euro in termini sia di adeguamenti patrimoniali ma, soprattutto, di deleveraging complessivo dei crediti.
Lo studio ha permesso di evidenziare, inoltre, che i 15 Istituti esaminati hanno messo in atto in via preventiva nel corso del 2014 le misure di mitigazione.

I criteri di valutazione introdotti

Nel contesto AQR, trasparenza ha significato innanzitutto introdurre alcune nuove modalità di analisi dei crediti standardizzate e basate su indicatori di natura quantitativa che, tra l’altro, introducono logiche ad oggi non sempre considerate una prassi. Ad esempio, una controparte è considerata in difficoltà tale da rendere necessario un accantonamento specifico se il DSCR è inferiore a 1.1 anche se non presenta arretrati o insoluti.

Con particolare riferimento all’analisi di questo indicatore di solidità finanziaria applicato al contesto economico italiano, lo studio condotto dal Management Consulting di CRIF Credit Solutions ha permesso di evidenziare i seguenti principali aspetti:

  • le società di capitale con le “carte in regola” secondo questo indicatore sono una minoranza (nel 2013 circa il 42% delle imprese con fatturato maggiore di 50 milioni di Euro e il 37% delle imprese più piccole);
  • il fenomeno è causato solo parzialmente dalla congiuntura economica, configurandosi più come una caratteristica strutturale del sistema italiano caratterizzato da minore capitalizzazione e maggiore ricorso a forme di indebitamento a breve termine rispetto ad altri contesti;
  • selezionando le imprese regolari nei confronti del sistema bancario (c.d. “in bonis”) e utilizzando la sola regola DSCR>1.1 per separare le imprese solide da quelle meno solide, le performance (ossia la regolarità nei pagamenti) nell’anno successivo a quello di osservazione dei bilanci evidenziano il fatto che le imprese solide hanno effettivamente tassi di insolvenza nettamente minori e più stabili.

tab.1


Analisi dei risultati dell’esercizio AQR
La trasparenza è stata un elemento cardine anche nella presentazione dei risultati dell’esercizio da parte delle Autorità di Vigilanza e ha permesso di stimare i potenziali decrementi di Common Equity Tier 1 (CET1) come effetto dei risultati dell’esercizio abilitando la “messa in opera” di strategie di mitigazione da parte delle Banche in termini di:

1. Misure di rafforzamento patrimoniale, principalmente attraverso aumenti di capitale, con effetto immediato sul patrimonio di vigilanza (il capitale a diretto presidio dei rischi) e che si riflettono interamente sul CET1 (Common Equity Ratio);
2. Deleverage dei crediti verso la clientela, dal momento che la riduzione/contrazione degli affidamenti determina una diminuzione del rischio di insolvenza dei debitori (e abbatte in proporzione la quota di capitale a presidio del rischio);
3. Rettifiche di valore su crediti, attraverso la revisione degli accantonamenti in base all’approccio metodologico suggerito dal manuale AQR che ha consentito di anticiparne una quota prima della pubblicazione dei risultati.
Nei termini dell’esercizio AQR, il CET1 ratio deve essere superiore all’8% per essere considerato di importo adeguato a presidiare i rischi.
Lo studio di CRIF in questo senso ha stimato gli effetti delle strategie di mitigazione messe in atto dalle banche al terzo trimestre 2014 in termini di CET1 ratio (Common Equity Tier 1 ratio, ossia il rapporto tra il patrimonio di vigilanza di qualità migliore e la attività ponderate per il rischio).


Analisi dei risultati dell’esercizio AQR

La trasparenza è stata un elemento cardine anche nella presentazione dei risultati dell’esercizio da parte delle Autorità di Vigilanza e ha permesso di stimare i potenziali decrementi di Common Equity Tier 1 (CET1) come effetto dei risultati dell’esercizio abilitando la “messa in opera” di strategie di mitigazione da parte delle Banche in termini di:

1. Misure di rafforzamento patrimoniale, principalmente attraverso aumenti di capitale, con effetto immediato sul patrimonio di vigilanza (il capitale a diretto presidio dei rischi) e che si riflettono interamente sul CET1 (Common Equity Ratio);
2. Deleverage dei crediti verso la clientela, dal momento che la riduzione/contrazione degli affidamenti determina una diminuzione del rischio di insolvenza dei debitori (e abbatte in proporzione la quota di capitale a presidio del rischio);
3. Rettifiche di valore su crediti, attraverso la revisione degli accantonamenti in base all’approccio metodologico suggerito dal manuale AQR che ha consentito di anticiparne una quota prima della pubblicazione dei risultati.
Nei termini dell’esercizio AQR, il CET1 ratio deve essere superiore all’8% per essere considerato di importo adeguato a presidiare i rischi.
Lo studio di CRIF in questo senso ha stimato gli effetti delle strategie di mitigazione messe in atto dalle banche al terzo trimestre 2014 in termini di CET1 ratio (Common Equity Tier 1 ratio, ossia il rapporto tra il patrimonio di vigilanza di qualità migliore e la attività ponderate per il rischio).


tab.2


La stima è stata effettuata attraverso l’utilizzo di dati pubblici, in ipotesi di costanza della composizione degli attivi degli Istituti e senza considerare gli effetti di eventuali operazioni straordinarie (al netto delle misure di rafforzamento patrimoniale).
Il dato di partenza è il Common Equity Tier 1 Ratio (inteso come rapporto tra Patrimonio di Vigilanza e Attivo Ponderato per il Rischio) dei singoli istituti al 31 dicembre 2013 stimato secondo i principi di Basilea III (valore base), “depurato” delle quote di capitale non computabili secondo la regolamentazione Basilea.
Tale valore è stato successivamente incrementato attraverso dei valori noti e conseguenti alle strategie di mitigazione:
1) Misure di rafforzamento patrimoniale;
2) Deleverage dei crediti;
3) Rettifiche di valore su crediti.

L’analisi condotta da CRIF evidenzia due importanti effetti:

  • le 15 Banche considerate sono state in grado di prevedere in modo piuttosto preciso gli effetti dell’AQR già entro il 30 settembre 2014, ovvero circa un mese prima della pubblicazione dei risultati da parte dell’Organo di Vigilanza: infatti, mentre la varianza dei valori base era alta (evidenziata nel circoletto blu nella figura sotto), dopo le misure di mitigazione si possono ben identificare tre gruppi di CET1 ratio rispettivamente all’8%, al 10% e al 12% (circoletti verdi);
  • tutte le Banche oggetto dello studio presentano un CET1 ratio adjusted superiore alla soglia stabilita al 30 settembre 2014 (8%) e ciò significa che tutte le Banche avevano superato l’esercizio ben prima che i risultati venissero pubblicati.

Questo risultato è stato conseguito attraverso le tre strategie di mitigazione indicate e che sono state oggetto di approfondimento nello studio:

  1. Misure di rafforzamento patrimoniale: attraverso aumenti di capitale promossi dal sistema bancario italiano nei primi 9 mesi del 2014 e sottoscritti dagli stakeholders per un ammontare totale pari a circa 15 miliardi di Euro, che corrispondono a poco più del PIL di un Paese sovrano come la Bosnia/Erzegovina;
  2. Deleverage dei crediti: nei primi tre trimestri del 2014 si stima (confrontando il valore consolidato degli impieghi anno su anno) una contrazione dei prestiti concessi rispetto ai volumi di fine 2013 per un importo complessivo di circa 41 miliardi di Euro, anche in questo caso per dare una dimensione, pari approssimativamente al PIL dell’Uruguay. Il trend esposto nella figura sottostante evidenzia, inoltre, che peggiori sono stati gli effetti (previsti) dell’AQR maggiore è stata la contrazione dei prestiti alla clientela che gli istituti sono stati chiamati ad effettuare.
  3. Accantonamenti su crediti: anche in questo caso le Banche oggetto di AQR hanno saputo anticipare i risultati dell’esercizio. Comparando gli accantonamenti su crediti al 30 settembre 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in questo caso le banche con un CET1 ratio post AQR superiore all’8% hanno diminuito i loro accantonamenti per complessivi 2,1 miliardi di Euro mentre le banche sotto soglia li hanno incrementati per complessivi 1,4 miliardi di Euro (effetto netto positivo per 0,7 miliardi di Euro).

tab.3


Riassumendo, il solo esercizio AQR, prima parte del Comprehensive Assessment, prima ancora che ne venissero pubblicati i risultati era già costato complessivamente agli Stakeholder delle prime 15 Banche italiane oltre 55 miliardi di Euro, frutto dei 15 miliardi di Euro di costi connessi alla sottoscrizione degli aumenti di capitale assommati ai 41 miliardi di Euro in termini di riduzione dei volumi di credito erogato, solo parzialmente compensati dai circa 0,7 miliardi di Euro di rettifiche di valore.
Sia i costi sia gli aggiustamenti sarebbero però divenuti completamente noti alla metà del mese di novembre (periodo di pubblicazione dei bilanci trimestrali degli Istituti), mentre paradossalmente lunedì 27 ottobre, ovvero il primo giorno di apertura dei mercati finanziari dopo la pubblicazione dei risultati da parte della Banca d’Italia il FTSE MIB ha lasciato sul campo più di 450 punti, affondato sotto i colpi dei sentiment negativi sull’aggravarsi del peso di questi interventi sui conti delle banche. Interventi “correttivi” che, invece, erano già stati effettuati ed i costi dei quali erano stati già stati per la maggior parte sostenuti.

“Entrambe le analisi condotte evidenziano due aspetti fondamentali in chiave evolutiva per il Sistema Bancario Italiano – sottolinea Giorgio Costantino, Responsabile del Management Consulting di CRIF Credit Solutions per l’Italia e per l’estero – Da un lato i criteri AQR introducono logiche valutative ‘oggettive’ dei crediti che permetteranno di aumentare la ‘cultura dell’analisi’ ponendo le basi per un miglioramento del rapporto Banca-Impresa fondato su criteri solidi e oggettivi (e possibilmente virtuosi anche per le imprese italiane). Dall’altro, affinché l’investimento rilevante sostenuto dal sistema possa realmente essere capitalizzato (e tradotto in reali vantaggi per il sistema di stakeholder nel suo complesso) sarà necessario tradurre concretamente i costi sostenuti in opportunità evolutive strutturali per il sistema Bancario”.

“Questo significa che le Banche dovranno anzitutto ‘internalizzare il know how generato’ ma, soprattutto, integrare le metodologie adottate nei processi e nei sistemi di gestione del credito (concessione, monitoraggio e recupero crediti) – aggiunge Costantino -. A questo si aggiunga che il contesto macro economico ancora sfidante, lo stock di crediti deteriorati ancora su livelli più che significativi e la supervisione diretta da parte della BCE (Single Supervisory Mechanism), potrebbero determinare la richiesta di esercizi omologhi all’AQR su base periodica, accelerando l’esigenza di industrializzazione complessiva dei processi. Fondamentale in questo senso, sarà abilitare le Banche a fornire su base periodica e con logiche industriali risposte tempestive ai Regulator anche attraverso la creazione e la costituzione di base dati solide e qualitativamente consistenti che mettano a fattor comune informazioni regolamentari, di rischio e gestionali del credito, e rendano possibile elaborazione, reportistica e governance del dato in modo strutturato ma ‘adattabile’ alle esigenze del Regulator”.

Lo studio è stato curato da Marco Macellari, Manager Practice Management Consulting di CRIF, e rivisto da Giorgio Costantino, Responsabile Practice Management Consulting di CRIF, e Marco Salemi, Responsabile Internal Review Credit Rating Agency