Serve un accordo quadro complessivo tra ministeri e banche per regolare l’erogazione anticipata del trattamento di fine servizio (TFS). Non bastano gli accordi bilaterali tra singole amministrazioni pubbliche e singoli istituti. Ecco che dal negoziato in pieno svolgimento tra Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, e i vertici ABI, sarebbe spuntata la necessità di procedere a qualche ritocco della bozza del decreto su Quota 100.

E’ confermato, come ha spiegato anche Durigon in un’intervista a Il Messaggero, che i lavoratori in uscita con Quota 100 potranno beneficiare di un prestito messo a disposizione dalle banche. Non è detto però che il tasso di interesse sia integralmente a carico dei beneficiari. Di sicuro accordi bilaterali tra comuni, regioni, ministeri e singoli istituti di credito non sarebbero efficienti. Trattandosi di un intervento generale, Durigon e i vertici dell’ABI stanno stendendo la bozza di una convenzione complessiva.

In più il Mef, con la Ragioneria generale dello Stato e l’Inps, sta conducendo una valutazione sui requisiti minimi per l’accesso al finanziamento di Quota 100. E’ necessario infatti individuare la platea complessiva di coloro che potrebbero lasciare e le ipotesi di eventuali utilizzi dell’anticipo bancario.
Quanto al tasso di interesse, è naturalmente ancora fluido come non è scontato che questo tasso, inizialmente a carico del lavoratore in uscita, alla fine lo sopporti soltanto lui.

La proposta iniziale del governo di fissare un tetto massimo all’1% deve essere commisurata con varie componenti dell’operazione. Una di queste è la durata del finanziamento che potrebbe oscillare tra 2 e 6 anni e l’altra è l’ammontare complessivo del TFS, a sua volta strettamente correlato al numero dei beneficiari di Quota 100 ma anche a quanto ciascuno potrebbe ricevere: se un dipendente, infatti, dovesse avere titolo per un TFS di 60 mila euro, potrebbe richiederne una parte per soddisfare alcune esigenze economiche impellenti di famiglia mentre per incassare la parte residua, attendere la conclusione dell’iter ordinario.

C’è da dire che l’accordo quadro rappresenta la cornice entro la quale poi i singoli istituti devono inserirsi, recependo o meno gli accordi.

Tale accordo quadro su Quota 100 dovrebbe ricalcare i due analoghi accordi stipulati tra Abi, Ania, Ministero dell’Economia e ministero del Lavoro per l’anticipo pensionistico.