Nel 2018 l’ABF ha ricevuto oltre 27.000 ricorsi: sebbene il numero rimanga considerevole, per la prima volta dall’istituzione dell’ABF se ne registra una diminuzione rispetto all’anno precedente (il 12% in meno rispetto al 2017).

Al calo ha contribuito anche l’allineamento in fase di reclamo agli orientamenti consolidati dei Collegi da parte degli intermediari.

La riduzione dei ricorsi ha riguardato in particolare quelli in tema di estinzione anticipata dei finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione (-22%). Sulla dinamica ha inciso anche l’adozione da parte della Banca d’Italia, nella sua attività di supervisione, degli orientamenti di vigilanza sui prestiti contro cessione del quinto.

Sono in tal modo state fornite agli intermediari precisazioni sull’applicazione dei principi contenuti nella normativa, al fine di contrastare condotte improprie e promuovere l’adozione di comportamenti corretti nei confronti della clientela, anche attraverso il riconoscimento delle pretese della clientela nella fase di gestione dei reclami. Agli orientamenti hanno fatto seguito specifiche azioni di intervento nei confronti degli intermediari.

Vi sono però ampie differenze sul territorio: la CQS pesa per oltre il 70% dei ricorsi in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Sardegna, per meno del 50% in Trentino, Marche e Veneto; bancomat e carte pesano per oltre il 15% in Emilia-Romagna, Trentino, Veneto e Marche, per meno del 6% in Sardegna, Calabria e Sicilia.

Le decisioni sono state oltre 32.000 (più 37% rispetto all’anno precedente).

Il 69% dei ricorsi ha avuto un esito sostanzialmente favorevole al cliente, con restituzioni per oltre 21 mln euro.