I confidi in Italia sono numerosi e presentano volumi di attività nel complesso non elevati; la loro operatività è concentrata in capo agli intermediari più grandi, attivi prevalentemente nel centro-nord.
Nel nostro Paese operano circa 650 Confidi.
Come è noto, quelli di maggiore dimensione (ad oggi 62, con attività finanziaria superiore a Euro 75 milioni) sono vigilati dalla Banca d’Italia.
Più della metà dei confidi maggiori sono insediati nel settentrione: Lombardia e Veneto sono le regioni più rappresentate. Solo il 15% dei confidi vigilati è presente nel mezzogiorno, essenzialmente in Sicilia.
Per i confidi minori, non sottoposti a controllo, la distribuzione territoriale è differente: il 52% opera nelle regioni meridionali e nelle isole.

Al 31 dicembre 2012 risultavano iscritti nell’elenco speciale ex art. 107 TUB 58 confidi; nel primo semestre 2013 sono stati iscritti ulteriori 5 confidi e ne è stato per la prima volta cancellato uno a seguito di fusione per incorporazione.
Nel 2012 sono stati iscritti per la prima volta un confidi di emanazione della Lega delle cooperative (Legacoop) e un confidi dell’agricoltura (CreditAgri).

[highlight color=”yellow”]Redditività[/highlight]
Al 31 dicembre 2012, il risultato netto complessivo è negativo: 32 confidi su 57 chiudono il bilancio con una perdita complessiva pari Euro 74,6 milioni.
Gli insoddisfacenti risultati economici, certamente influenzati dalla crisi, dipendono da diversi fattori:

  • elevata rischiosità
  • politiche di prezzo non sempre correlate ai rischi
  • costi operativi alti, produttività insufficiente. I costi operativi assorbono circa l’80% del margine di intermediazione, in larga parte costituito dal flusso delle commissioni nette.

La produttività, espressa in termini di garanzie rilasciate per dipendente (in media Euro 8,3 milioni), è inferiore a quella delle altre finanziarie iscritte nell’elenco speciale che svolgono attività di leasing, credito al consumo e altri finanziamenti (in media Euro 21 milioni).
Anche il livello patrimoniale, in media adeguato a fronteggiare i rischi assunti (solvency e total capital ratio rispettivamente del 14,5% e del 13,6% a dicembre 2012), presenta sintomi di tensione presso alcuni operatori, specie quelli che dipendono in misura rilevante dai contributi pubblici.

[highlight color=”yellow”]Impatto Regolamentazione[/highlight]
Nel corso del 2013 dovrebbe essere completata l’attuazione della riforma del Titolo V del Testo unico bancario con l’istituzione dell’albo unico per gli intermediari finanziari e dell’Organismo per la tenuta dell’elenco dei confidi minori.
Tale riforma – introdotta dal D. Lgs. del 13 agosto 2010, n. 141 e successive modifiche e integrazioni – persegue l’obiettivo di superare le criticità esistenti nel comparto dell’intermediazione finanziaria, semplificando l’assetto regolamentare e dei controlli di vigilanza e istituendo l’albo unico degli intermediari finanziari.
Tra gli aspetti di maggiore impatto per i confidi rileva il limite per la soglia di ingresso nell’albo degli intermediari finanziari che sarà determinato con regolamento del MEF confermando o rivedendo l’attuale.
Il disegno del legislatore del 2010 – pur prevedendo un generale innalzamento dei livelli di controllo – ha mantenuto il regime del doppio elenco, distinguendo tra confidi minori, assoggettati al controllo dell’Organismo di prossima istituzione, e maggiori, sottoposti a supervisione prudenziale.

[highlight color=”yellow”]Criticità del settore in sintesi[/highlight]
In sintesi, il comparto dei confidi manifesta difficoltà, aggravate dalla crisi, che richiederebbero una riflessione più ampia, estesa anche alla funzionalità del complessivo assetto del mercato della garanzia (la c.d. filiera della garanzia) alle piccole e medie imprese.
Non sono mancate iniziative finalizzate a sostenere le PMI, quali il potenziamento del Fondo centrale di garanzia a livello statale e il sostegno da parte delle Regioni e delle Camere di commercio dell’attività dei confidi.
Stenta, tuttavia, ad affermarsi una visione d’insieme in grado di armonizzare competenze e attori coinvolti.
L’assetto dei confidi, così come si è venuto nel tempo a sedimentare, richiede una configurazione diversa da quella attuale, più snella, maggiormente efficiente nell’utilizzo delle risorse pubbliche, meglio strutturata, adeguatamente patrimonializzata.
Il raggiungimento dell’equilibrio economico passa in primo luogo attraverso il corretto bilanciamento tra riduzione dei costi operativi e incremento della produttività aziendale: l’efficientamento delle strutture e lo sviluppo dell’operatività, anche mediante la ricerca di sinergie a livello locale o di federazione, non vanno disgiunti dal mantenimento di una attenta selezione e monitoraggio del credito. Vanno, in particolare, migliorati gli strumenti di scoring e valorizzato il patrimonio di conoscenze connesso con la prossimità al territorio.
Rilevano altresì la ricerca di nuove fonti di redditività in attività connesse e strumentali coerenti con il business svolto e lo sviluppo di tecniche di pricing in grado di adeguare la commissione di garanzia al rischio assunto.
Il complesso di tali iniziative postula una adeguata governance aziendale, scevra da ridondanze e orientata al perseguimento dell’efficienza del business pur nel necessario mantenimento della natura mutualistica dell’impresa.
Il settore dei confidi minori è, in ogni caso, destinato a elevare la qualità dei propri standard organizzativi, in relazione al futuro ruolo di vaglio all’ingresso e di controllo che il nascente Organismo è chiamato a svolgere. Le iniziative assunte in alcune regioni di modalità aggregative alternative (confidi baricentro, confidi-rete, ecc…) si muovono nella direzione di salvaguardia dell’indispensabile aggancio con i territori e tutela del patrimonio informativo e di relazioni con il mondo delle PMI.
Lo sviluppo del mercato della garanzia costituisce una delle possibili iniziative in grado di mitigare il deterioramento del rischio di credito delle piccole e medie imprese; i confidi, in tale ambito, rappresentano una risorsa importante per il mezzogiorno.
Ampi sono peraltro i margini di razionalizzazione normativa e operativa del comparto.

Fonte: estratto Intervento di Carmelo Barbagallo, Direttore Centrale per la Vigilanza Bancaria e Finanziaria Banca d’Italia – fatto lo scorso 8 luglio 2013