Stress Test European Central Bank Eurosystem Assessment

9 banche italiane non hanno passato lo stress test 2013. Così si legge oggi dalla Banca Centrale Europea e da Financial Times.

Ma Banca d’Italia è appena uscita con un comunicato che “salva” la maggior parte delle banche Italiane, grazie agli aumenti di capitale fatti e sostiene che rimangono in criticità solo MPS e Carige.

Promosse fin da subito: Unicredit, IntesaSanpaolo, Credem, UBI, Mediobanca e Iccrea.

Stamattina sono stati annunciati i risultati dell’Asset Quality Review fatto sui dati al 2013 di 130 banche europee e 9 banche Italiane non ce l’hanno fatta! Di fatto le banche Italiane risultano le più numerose sulle 25 che non sono passate. La mancanza di capitale era a fine 2013 per le 25 banche è di circa Euro 25 mld. Questo conferma come sia debole il nostro sistema finanziario, almeno come anche sottolineato da Financial Times.

 Alcune di queste inadeguatezze di capitale non sono poi così reali perché molte fra le 25 banche “bocciate” hanno fatto aumenti di capitale nel corso del 2014, quando gli stress test si riferiscono al bilancio 2013.

Questa attività della Banca Centrale Europea ha coinvolto migliaia di persone, fra cui moltissimi consulenti esperti esterni, ed è stata molto “più severa” delle precedenti.

Tabella - Stress Test Banche Europa

Estratto dal comunicato stampa di Bankitalia

I risultati per le banche italiane basati sulle informazioni pubblicate dalla BCE

  • Secondo le informazioni oggi rese pubbliche dalla BCE, alla fine del 2013 nove banche italiane presentavano potenziali carenze di capitale, per complessivi Euro 9,7 miliardi.
  • Se si tiene conto degli aumenti di capitale perfezionati tra gennaio e settembre 2014, le potenziali esigenze di capitale interessano quattro banche, per un ammontare più contenuto (Euro 3,3 miliardi). Il risultato deriva in tutti i casi dallo stress test.
  • Gli aumenti di capitale effettuati dalle banche italiane nel periodo gennaio – settembre 2014 non costituiscono però le uniche misure idonee a coprire le potenziali carenze rese note dalla BCE.
  • Tenendo conto di tutte le misure potenziali carenze si riducono quindi da Euro 3,3 a 2,9 miliardi e interessano due banche: Banca Carige e Banca Monte dei Paschi di Siena, da tempo all’attenzione della Vigilanza. Tali carenze sono interamente riconducibili allo scenario avverso dello stress test…
  • Nessuna banca italiana registra infatti carenze di capitale in base all’Asse Quality Review , in quanto gli aumenti di capitale realizzati dalle banche italiane tra il gennaio e  settembre del 2014 hanno interamente colmato la distanza complessiva di Euro 3,3 miliardi che si registrava nel dicembre del 2013 rispetto al requisito dell’8,0 %.

Le caratteristiche dell’esercizio

  • L’esercizio ha una natura prudenziale, non contabile, e pertanto non si riflette automaticamente sui bilanci delle banche.
  • L’esercizio consiste innanzitutto in una revisione della qualità degli attivi (asset quality review, AQR), allo scopo di verificare se il capitale “di migliore qualità” (common equity tier 1, CET1) delle banche sia adeguato a fronteggiare la rischiosità dei vari attivi (prestiti, titoli, ecc.) rilevati a fine 2013. L’adeguatezza è valutata rispetto a un requisito dell’8,0 per cento, più elevato sia rispetto al minimo regolamentare (4,5 per cento) sia rispetto al minimo aumentato del margine di conservazione del capitale (7,0 per cento).
  • Lo stress test ipotizza per ciascun paese due scenari: uno “di base” (baseline), ripreso dalle previsioni della Commissione europea del febbraio del 2014, e uno “avverso” (adverse). La simulazione è stata condotta sui dati di bilancio di fine 2013, modificati per tenere conto dei risultati dell’AQR (cosiddetto join-up; cfr. la nota tecnica allegata). Nello scenario di base l’adeguatezza del capitale delle banche è valutata rispetto a un requisito dell’8,0 %; nello scenario avverso il requisito è del 5,5 per cento, anche in questo caso superiore al minimo regolamentare.
  • Lo scenario avverso è stato appositamente costruito in modo da costituire una vera prova di resistenza delle banche a situazioni estreme. Nel caso italiano lo scenario è molto sfavorevole perché ipotizza una grave recessione per l’intero periodo 2014-16, dopo quella già sofferta dall’economia italiana nel 2012-13, che faceva seguito a quella del 2008-09; ipotizza inoltre un riacutizzarsi della crisi del debito sovrano1. Questo ipotetico scenario utilizzato nella simulazione configurerebbe quindi un collasso dell’economia italiana, con gravi conseguenze ben oltre la sfera bancaria.