di Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale RBM Assicurazione Salute

É ormai da tempo che alcuni “esperti del settore” stanno cercando di intercettare l’attenzione che l’opinione pubblica ha iniziato a rivolgere alla Sanità Integrativa improvvisandosi in un’area di competenze che appare tuttavia estranea alla formazione scientifica di chi si è da sempre votato al culto monoteistico del Servizio Sanitario Nazionale. Queste mie riflessioni, ci tengo a precisarlo, non intendono sottovalutare il ruolo fondamentale svolto dal sistema pubblico in sanità ma intendono solo sottolineare la necessità di aggiornare i propri strumenti di analisi quando ci si accinge a studiare un fenomeno nuovo come quello della Sanità Integrativa che, seppur di risalente istituzione, rappresenta una novità nel panorama del nostro Sistema di Sicurezza Sociale.

Mi riferisco, in particolare, alla tesi che si vorrebbe avvalorare secondo la quale la spesa sanitaria privata, che ciascun cittadino in realtà si trova costretto ad affrontare, sarebbe alimentata da un’efficace strategia di marketing e persuasione sociale promossa dagli operatori del Secondo Pilastro Sanitario.

A questo proposito credo sia fondamentale anzitutto espungere da una discussione serie di ossimori come quello, da più parti richiamato, del “consumismo sanitario” che rappresentano per motivi ideologici un quadro assolutamente falsato della realtà nel quale gli italiani deciderebbero “masochisticamente” di destinare circa 40 miliardi di Euro l’anno, per intenderci oltre 635 Euro a testa, dei lori risparmi ad appagare un presunto quanto sfrenato “desiderio” di andare dal medico…

In primo luogo, bisognerebbe infatti avere l’onestà intellettuale di ammettere che ormai da 10 anni le cure pagate direttamente dai cittadini rappresentano una voce di spesa importante e, per giunta, sempre crescente per le famiglie italiane. Il bisogno di accedere privatamente alle cure non ha nulla a che fare con la Sanità Integrativa sia perché, come abbiamo già argomentato, è direttamente influenzato dai percorsi diagnostici e/o terapeutici definiti da ciascun medico sia perché solo il 13% della spesa sanitaria privata degli italiani è attualmente “intermediata” da Forme di Sanità Integrativa.

Inoltre, è assolutamente chiaro che se il cittadino decide di pagare direttamente di tasca propria delle prestazioni sanitarie, mettendo mano quindi due volte al proprio portafoglio per un servizio che dovrebbe già ricevere dal Servizio Sanitario Nazionale in ragione delle imposte che versa ogni anno, evidentemente ci sarà qualcun’altro – il medico – che quelle cure le ha prescritte. Tali prestazioni, pertanto, sono “necessarie” per definizione a meno che non si voglia mettere in discussione anche la professionalità dei medici stessi. Per quanto mi riguarda, e ne sono profondamente convinto, qualsiasi medico che operi per il SSN o privatamente – al netto ovviamente di casi eccezionali – opera sempre nell’interesse del paziente.

La verità che non si vuole accettare, o forse che non si vuole far conoscere ai cittadini, è che in assenza di un Secondo Pilastro Sanitario accessibile a tutti, la necessità oggettiva di dover accedere privatamente ad alcune prestazioni sanitarie non fa altro che ampliare di giorno in giorno le disuguaglianze sociali e le disparità territoriali nel nostro Paese riservando alle famiglie con redditi più capienti e/o residente in Regioni più avvantaggiate la possibilità di rispondere a pieno alle proprie esigenze di cura.

La realtà, quindi, è assolutamente capovolta rispetto a quella che si vorrebbe rappresentare: mentre la spesa sanitaria privata già c’è, ed anzi “è qui per restare” come ben argomentato nel VII Rapporto RBM-Censis, un Secondo Pilastro Sanitario deve purtroppo ancora essere costruito e messo a disposizione dei cittadini…

In altre parole, sulla base di dati oggettivi, non si può che riconoscere che la Sanità Integrativa, o meglio l’affidamento di buona parte della spesa sanitaria privata ad un Secondo Pilastro Sanitario, non può quindi che rappresentare la soluzione (o almeno una delle possibili soluzioni) a queste criticità e non, certamente, il problema. Una ricostruzione diversa, mi sembra evidente, altera quindi gli stessi rapporti di causa-effetto dei fenomeni attualmente in atto nel panorama della sanità nel nostro Paese.

Allora, a mio avviso, è opportuno informare adeguatamente i cittadini italiani sulla situazione attuale e prospettica del sistema sanitario italiano. Nel prossimo decennio dovremmo fronteggiare una sfida epocale in termini di sostenibilità finanziaria e sociale del nostro Welfare. Ci sarà un bisogno crescente di rivedere l’impianto di sicurezza sociale del Paese per fronteggiare e gestire al meglio gli effetti di per sé benefici derivanti dal mutato contesto demografico e dall’incessante progredire della ricerca e della tecnologia in medicina.

In questo scenario l’avvio di un Secondo Pilastro anche in Sanità, sulla scia delle positive esperienze già avviate da diversi Paesi Europei che condividono con l’Italia un’impostazione di tipo universalistico all’assistenza sanitaria, potrebbe garantire una gestione più equa ed efficiente della spesa sanitaria di tasca propria delle famiglie italiane a prescindere – mi si consenta di sottolinearlo – dagli assetti e dagli interventi che saranno adottati per il Servizio Sanitario Nazionale.

Nel contempo bisognerebbe comunicare a tutti i “salvatori” integerrimi del Servizio Sanitario Nazionale, che guardano con occhi sempre più interessati alla Sanità Integrativa, che le risorse delle Forme Sanitarie Integrative non possono essere “espropriate” perché sono destinate alla salute dei lavoratori e delle loro famiglie.

Come risolvere allora il problema della sostenibilità? Efficientiamo il Servizio Sanitario Nazionale, dotiamolo delle risorse di cui ha bisogno, insegniamogli a nuotare da solo – così che non abbia più bisogno di “salvagenti” – ed affianchiamolo con un Secondo Pilastro Sanitario costruito sugli stessi principi di universalismo e l’uguaglianza che si occupi solo ed esclusivamente di gestire e contenere la spesa sanitaria privata. Poi, se questa spesa sanitaria privata verrà ridotta perché il Servizio Sanitario Nazionale sarà in grado di intercettare parte dei bisogni ai quali oggi i cittadini rispondono privatamente, ancor meglio, vorrà dire che il Secondo Pilastro Sanitario avrà finalmente solo un ruolo effettivamente integrativo. Finché non sarà così, e il Servizio Sanitario Nazionale continuerà a garantire i “Livelli Effettivi di Assistenza” odierni, il Secondo Pilastro Sanitario costruito – ribadisco – sugli stessi principi di uguaglianza universalismo, potrà assicurare una maggiore uguaglianza nell’accesso alle cure per tutti i cittadini.

Garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, favorire uno sviluppo armonico di un Secondo Pilastro Sanitario e promuovere la salute dei cittadini dovrebbe essere obiettivo comune di tutti gli operatori responsabili di questo settore. L’auspicio è che sia finalmente venuto il momento di lasciarsi alle spalle posizioni di rendita e pregiudizi per iniziare a lavorare insieme, seriamente, al sistema sanitario del nostro Paese per tutti noi e, soprattutto, per future