Una volta esisteva lo Stato Sociale, il welfare pubblico, oggi di certo le risorse dedicate si stanno assottigliando e le aspettative di un servizio pubblico completo e di qualità con cui eravamo abituati a confrontarci sta gradualmente venendo meno. Pensiamo alla sanità, una spesa che assorbe più del 50% delle risorse delle regioni, arrivando anche fino ad oltre il 70%, un dissanguamento a cui vengono spesso sacrificati altri servizi, ma che non basta per permettere una gestione di tutte le incombenze oggi in capo alle regioni.

Quindi, assistiamo alla chiusura di ospedali, all’aumento dei ticket, all’allungamento dei tempi di attesa, e a tutto ciò che è adatto a far scendere la spesa pubblica, arrivando a comporre un’offerta meno efficiente che dal cittadino è vissuta come una rinuncia, un pericolo per la propria salute e quella dei suoi cari. Un problema a cui dover far fronte.

Ed ecco spuntare prepotentemente, migliaia di mutue sanitarie, decine di migliaia di proponenti dalla dubbia professionalità, a volte arruolati direttamente tra i propri clienti, o per meglio dire, tra i propri soci. E si perché prima di tutto chi crede di assicurarsi con una mutua sottoscrive non un contratto assicurativo, ma chiede di essere iscritto al libro soci. E come socio ha diritto a delle prestazioni che tutte le mutue operanti dicono essere garantiti, ma garantiti come? Da fondi di garanzia? Alcune delle mutue meglio organizzate hanno delle coperture assicurative stipulate con convenzioni fatte con Compagnie, forse qualcuna ha anche creato strutture simili a un fondo di garanzia, ma la situazione generale è che diventiamo soci di strutture che messe sotto stress non sarebbero in grado di assistere volumi alti di persone.

Ormai sono centinaia le mutue sanitarie e milioni i soci che si rivolgono a loro. Un successo senza pari, sicuramente dovuto ad una politica sul prezzo, alla capillarità con cui possono usufruire di promoter non sempre all’altezza del compito affidato. Risultato pratico è il fatto che molti intermediari della sezione E con i portafogli in crisi si stiano rivolgendo a queste mutue, anche attratti da provvigioni ben più alte di quelle che corrisponderebbe una compagnia di assicurazione. Va segnalato però che la differenza tra una mutua ed una compagnia di assicurazione è abissale, in termini di controllo, di garanzie, quindi della certezza dell’attivazione della garanzia in caso di bisogno.

Ma chiediamoci da dove viene questo rincorsa delle mutue per sostituire e integrare la sanità pubblica, perché imbarcarsi in qualcosa dove i contributi spesso non coprono la spesa? Ricordiamo che il SSN è nato conseguentemente al crollo finanziario delle mutue. Con la legge 502 del 92 e la 229 del 1999 le mutue furono riammesse, ma i confini del loro intervento erano chiarissimi, chi voleva la mutua se ne assumeva anche i rischi pagandosela, inoltre la funzione della mutua poteva essere integrativa al SSN, mai sostitutiva. In un mondo di grandi cambiamenti, oggi le mutue stanno assumendo sempre più un ruolo sostitutivo, si pongono direttamente in concorrenza alle prestazioni pubbliche: un cambiamento di sistema favorito ed accelerato dalle politiche degli ultimi 10/15 anni in cui i governi hanno iniziato a ragionare a “pilastri”, e la sanità è appunto il secondo pilastro di un sistema integrativo che comprende oltre l’assistenza anche la previdenza. Inutile ricordare l’accordo quadro sul lavoro pubblico in cui il governo si impegna a sostenere l’introduzione di forme di welfare contrattuale che implementino e integrino le prestazioni pubbliche, ovviamente con benefici fiscali.

Di fatto l’impresa sottoscrive l’accordo in nome collettivo per i propri dipendenti e gode degli sgravi fiscali conseguenti, un modo come un altro per far pagare allo stato, con le minori entrate fiscali, le prestazioni mutualistiche.

E allora se tutto questo è frutto di un disegno di disimpegno del pubblico dalla sanità, se siamo destinati ad essere una popolazione assistita in parte da ciò che resterà della sanità pubblica ed in parte, sempre che le mutue reggano l’impatto, coccolati in una sanità d’elite, ritengo che sia almeno necessario che si gettino le basi per il controllo della stabilità, per gli accantonamenti delle riserve, per le riassicurazioni.

Che almeno si giochi ad armi pari, magari intervenendo sulla defiscalizzazione anche dei prodotti assicurativi; che sono certamente molto vigilati e regolamentati.

© Riproduzione da articolo pubblicato su Health Insurance & Well Being Summit 2017 Magazine – Ottobre 2017