Il punto di vista di Anna Deambrosis, life and health director di Reale Mutua Assicurazioni

In Italia l’assistenza sanitaria pubblica è ancora forte, ma il futuro vedrà, probabilmente, una sempre maggiore riduzione della spesa pubblica per la sanità. In questo contesto apparentemente favorevole alle assicurazioni private perché il mercato delle polizze malattie stenta a decollare?
Occorre fare una considerazione preliminare: in Italia la struttura del welfare pubblico, inteso come assisistenza sanitaria e assistenza sociale, è in grado di coprire con elevati standard di qualità le esigenze di gran parte della popolazione su tutto il territorio nazionale: la tradizione culturale consolidata nel nostro Paese porta le persone a pensare che sia lo Stato a dover provvedere alle spese per la salute.

Esistono oggi agevolazioni fiscali e normative suffi cienti per coloro che intendono stipulare polizze malattia sia in forma individuale che in forma collettiva?
La normativa di recente introduzione (Decreto Turco/Sacconi) garantisce un’agevolazione fi scale per le prestazioni sanitarie a fronte del rispetto di prerequisiti che si differenziano a seconda che siano previste a favore di lavoratori
dipendenti o dei singoli. Questa direttiva favorisce quindi, dal punto di vista delle prestazioni erogabili, la diffusione di coperture sanitarie presso le aziende, lasciando scoperto un potenziale bacino di utenza rappresentato da professionisti, lavoratori autonomi, ecc. Esiste inoltre un problema di scarsa conoscenza di quello che offre il mercato da parte di coloro che intendono assicurarsi. Ma il tema più importante è la mancanza di consapevolezza che il servizio sanitario nazionale farà sempre più fatica a garantire un’adeguata assistenza e a rispondere ai bisogni dei cittadini. Purtroppo i problemi legati alla salute si presentano sempre in modo inaspettato e improvviso ed è per questo motivo il consumatore ha il dovere di essere più consapevole dell’offerta assicurativa.

Dal punto di vista dell’assicurato è più conveniente assicurarsi con una polizza collettiva o sono da preferite le coperture individuali che sono maggiormente personalizzabili?
Tralasciando l’aspetto fi scale, dipende molto dal caso singolo: il lavoratore dipendente e il libero professionista hanno esigenze diverse e questo condiziona il processo di acquisto. Normalmente il dipendente aderisce alle polizze collettive poiché vengono pagate dall’azienda.
Da un punto di vista più generale, la polizza individuale si può scegliere e profi lare secondo le proprie necessità di tutela, mentre la copertura collettiva è spesso il risultato di una contrattazione che si rifl ette nelle prestazioni
offerte.
Un elemento da tener presente è l’innovazione di prodotto, presente e dinamica nel mondo retail per essere adeguati all’evoluzione del “mondo sanitario” e per rispondere alle esigenze emergenti della clientela. E’ inoltre da tener presente che esistono aree del Paese dove il welfare funziona bene e non è sentita la necessità di particolari coperture assicurative.
Oggi le compagnie di assicurazioni hanno difficoltà a vendere polizze individuali, e spesso le propongono a prezzi molto elevati. È vero, le polizze individuali, oggi, sono particolarmente costose: è la conseguenza di un mercato ancora poco sviluppato.
Infatti, le polizze malattia, finora, sono state vendute solo a chi le ha espressamente richieste: questo ha provocato andamenti tecnici che hanno reso questo business poco proficuo per le Compagnie. Stiamo lavorando per invertire questa tendenza, da una parte informando meglio i cittadini della qualità di queste polizze e dall’altra facendo leva sulle caratteristiche del servizio sanitario nazionale che non sempre presenta standard elevati. È fondamentale promuovere la qualità dei nuovi prodotti rispetto a quelli tradizionali che sono piuttosto costosi.
Le compagnie, fino ad oggi, non sono riuscite a guadagnare sulla malattia se non in casi particolari e non si ha una reale motivazione a investire dove non si fanno utili.

Cosa dovrebbero fare le compagnie per guadagnare?
Credo che uno dei motivi che dovrebbe spingere le compagnie a investire in questo settore stia nel cambiamento della percezione dei consumatori nei confronti di queste polizze: la crisi fi nanziaria e le prime mosse del governo Monti lasciano intendere che le risorse da destinare alla Sanità non saranno così cospicue, da qui la necessità di una polizza malattia che risponda alle esigenze del cittadino. Un elemento molto importante è sviluppare una rete di accordi e convenzioni capillare con le cliniche: in questo modo è possibile presentare ai clienti della compagnia tariffe sanitarie più vantaggiose rispetto a quelle praticate al singolo cittadino che si rivolge autonomamente alle strutture private. In sostanza un servizio simile a quanto proposto per altri tipi di acquisto da siti che aggregano la domanda per ottenere prezzi scontati come ad esempio “Groupon”.
È infine fondamentale industrializzare le procedure anche in questo settore, come è stato fatto in altri ambiti, la maggior effi cienza è importante per rendere più redditizio, e snello, il ramo malattia.
Una riflessione finale. La formazione degli intermediari è cruciale soprattutto per le polizze individuali, formazione che, oggi, va migliorata perché si tratta sovente di tematiche molto complesse.