Se lo scorso anno rimasi molto impressionato, positivamente, per la relazione dell’attività dell’Istituto nel 2013, quest’anno è arrivata puntuale la conferma di una relazione molto tecnica, ma in una semplicità d’espressione a cui il linguaggio assicurativo certo non ci ha abituati.

I segnali di questa continuità non sono mai mancati nel corso dell’anno, gli incontri a cui abbiamo sempre partecipato, i colloqui avuti, ci avevano già convinto che le cose si stavano facendo molto seriamente e con tanta professionalità. Una professionalità che voglio ricordare non è mai mancata nella Vigilanza assicurativa, ma che ora cambia passo con il cambiamento dell’organizzazione interna.

Ma veniamo alla relazione, di cui siamo già in attesa del seguito che verrà diffuso il 2 luglio prossimo all’Assemblea dell’ANIA, e che a questo punto aspettiamo con grande interesse.

Il Presidente Rossi giustamente parte dal gap che separa l’Europa dall’America rispetto al peso che hanno le banche e le assicurazioni sul PIL, se negli Stati Uniti i due settori hanno pressoché lo stesso peso, così non è nel vecchio Continente dove il rapporto a favore delle banche è di ben 4,5 volte superiore. l’Italia rispetto alle altre democrazie Europee, poi, va ancora peggio.

Certamente l’innovazione tecnologica gioca un ruolo fondamentale nel cambiamento dei sistemi, e di conseguenza del mercato, cambiamenti oggi particolarmente apprezzabili nel mondo finanziario e sulle banche. Queste con il variare del proprio core business, fino ad oggi basato sui tassi di interesse e sulle commissioni rischia di collassare. Infatti, spiega il Presidente Rossi, nel credito alle famiglie e alle piccole imprese, le piattaforme digitali superano la normale capacità di ascolto diretto che fino ad ora era prerogativa di ascolto ed interpretativa riconosciuta agli sportelli bancari ed al loro personale, forti anche della conoscenza diretta del cliente. I servizi di pagamento sono sempre più appannaggio di tablets e smartphone implicando un allontanamento dallo sportello, cominciano a comparire i primi modelli di “roboadvisor” addirittura per gli investimenti e le operazioni strategiche.

Per noi un quadro che implica uno sconvolgimento dell’intero sistema bancario per come l’abbiamo vissuto e conosciuto fino ad oggi. Uno scenario da mercato autoamministrato ed autoalimentato fino ad essere autoreferenziale, che sicuramente è scenario futuro, ma le cui basi si stanno saldamente ancorando a terra, ed in cui il rapporto umano, la stessa presenza fisica dell’uomo è messa fortemente a rischio e questo, francamente, ci intimorisce.

Ma se questo è lo scenario bancario che cosa sta succedendo in quello assicurativo? Anche in questo caso Il Presidente Rossi può dare un panorama nascente dall’esperienza, dalla professionalità e dalla conoscenza dei sistemi che rende Ivass osservatore privilegiato.

Si è, ovviamente accennato a Solvency 2, ormai mancano pochi mesi all’entrata in vigore, ai 17 standard tecnici che la Commissione sta licenziando ed alle 702 linee guida. L’Italia è tra i paesi che hanno già recepito la normativa, questo ha portato ad un lavoro di rivisitazione di ampie parti del Codice delle Assicurazioni e della normativa di secondo livello, di competenza dell’Istituto. Di particolare importanza è l’avviso su cui il Presidente ha voluto dare risalto riguardante alcune questioni ancora aperte, 2 in particolare.

La prima rispetto agli investimenti in titoli pubblici di debito degli Stati sovrani. La situazione di questi mesi non ha certo giovato alla stabilità di alcuni titoli di debito, anche se nell’area Euro, EIOPA ha approvato a maggioranza il principio che le singole imprese comincino a riflettere sulla non certezza dell’onorabilità del credito, Ivass ritiene che in molti casi, taluni andamenti siano stati dettati più da un ritorno emozionale che da un vero pericolo di rottura dell’Euro.

L’analisi fatta, ad oggi, in realtà dà perfettamente ragione all’Istituto, forse la nostra emozionalità ci porta a considerare le cose in modo leggermente difforme, ma nella realtà dei fatti è l’Istituto che ad oggi ha ragione. L’altra di minor impatto diretto sui consumatori, ma non certo nullo, derivante dalla obbligazione di produrre un ulteriore bilancio che si affianca a quello normale contabile, ai fini della vigilanza. Certamente condividiamo il pensiero dell’Istituto sull’enorme aumento di complessità, non ultimo di spesa, che questi adeguamenti comportano. Senza, peraltro, determinare un effettivo immediato giovamento alla trasparenza e chiarezza dei dati di lettura sullo stato dell’impresa.

Una semplificazione è ipotizzata da Ivass e speriamo sia attuata. Ovviamente l’ambito in cui queste decisioni si prendono è l’Europa e, purtroppo, non il nostro Paese. Sull’applicazione di Solvency 2 Ivass ci ricorda che la direttiva non si ferma davanti alle sole modifiche di carattere amministrativo e contabile, bensì implica forti cambiamenti nel governo aziendale ed organizzativo. La caratteristica dell’impresa di assicurazione è chiamata a basare il proprio operato molto più sui profili di rischio insiti nell’attività assicuratrice di quanto non abbiano fatto fino ad ora.

Quindi si aprono momenti di transizione reale per le Imprese di assicurazione che certamente agganciate ai vecchi modelli, sia di amministrazione, sia di organizzazione, ne faranno risentire molto di più il peso sulle piccole/medie imprese, su cui non ultimo, anche i costi finiranno per incidere maggiormente. La consapevolezza di questo però, permette ad Ivass di lanciare la ciambella di salvataggio proponendosi non più solo come controllore inflessibile ed eventualmente esecutore di una sentenza, bensì come partner con il quale lavorare insieme per raggiungere, con il minor trauma possibile, il traguardo.

Malgrado tutto ciò le imprese italiane hanno raggiunto la raccolta premi di 150 miliardi nel 2014, ben più ampia della media europea, un aumento che si attesta tutto nel comparto vita, comparto che riesce ad assorbire anche le inevitabili perdite di raccolta del comparto danni che è invece in fase discendente. Certamente un campanello di allarme molto evidente per gli intermediari tradizionali a cui la maggior fonte di reddito è determinata proprio dai rami danni, con il pericolo di una desertificazione della presenza territoriale delle agenzie, sub agenzie e piccoli brokers, se si resterà legati al modello dell’intermediazione del passato, con grave danno anche per i consumatori. Ancora per quanto riguarda il ramo vita non possiamo non sottolineare la gravità del fatto che si sia assistito al raddoppio della collocazione di prodotti amggior contenuto finanziario, in particolare le unit linked, prodotti che da associazione consumatori dovremmo definire addirittura tossici estremizzando il pericolo che corre soprattutto un consumatore inconsapevole sottoscrivendoli. Come dar torto al Presidente Rossi che sottolinea il fatto che questi prodotti tendono a porre il rischio a carico dell’assicurato?

Altra riflessione che ci si deve porre con molta attenzione e professionale criticità è il cronico status di sottoassicurazione che sconta l’Italia nel ramo danni esclusa la RC auto, siamo solo all’1% del PIL…

Oltre alla ormai famosa attitudine dell’italiano ad avvicinarsi con sospetto a prodotti assicurativi diversi dal “cancro” obbligatorio della rc auto, è andato aumentando anche il fenomeno del ritrarsi, da parte delle compagnie italiane, da alcuni segmenti di rischio, come la RC medica, che certo influiscono significativamente nella raccolta premi.

La riflessione dell’Istituto ci trova ampiamente d’accordo, sono rischi di rilevanza sociale, sono rischi per i quali serve una seria politica di incentivazione o presto faremo i conti con un aumento di insicurezza e con immotivati pellegrinaggi all’estero per avere assistenza, ma quello che più mi preoccupa è l’enorme aumento dei maldestri tentativi di cavalcare inesistesti malpractice mediche, questo sta portando il segmento della RC Medica a surrogare quello che in termini di rendite di posizione, per alcuni, si è perso nella RC auto.

Anche dal punto di vista degli investimenti le compagnie hanno aumentato la loro quota portando il patrimonio investito a 630 miliardi di euro, un patrimonio che in parte va ridisegnato dal punto di vista dell’impiego, avendo puntato molto nei titoli di stato, oggi con rendimenti molto ridotti. Rispetto all’impiego delle capacità patrimoniali, Ivass torna ad indicare l’opportunità di prodursi nel sostegno alle imprese attraverso il diretto finanziamento con emissione di mini bonds o prestiti cartolarizzati. Certamente un’opportunità in più per le compagnie e per il mercato soprattutto in epoca di restrizioni dal punto di vista della concessione del credito.

E’ significativo, ed anche molto tranquillizzante, sapere che l’indice di solvibilità delle compagnie assicurative italiane è quasi il doppio rispetto alle regole vigenti e che fanno capo alla direttiva Solvency 1. Un importante segnale di stabilità se letto come dato medio, un margine che sfiora addirittura le 3 volte nel caso dei rami danni, mentre nel vita arrivano appena (si fa per dire) all’ 1,72%. Da consumatore vorrei sempre essere informato di quale compagnia mi consente di avere maggiore tranquillità nell’affrontare un’evento sfortunato futuro. Certo lo posso desumere dai bilanci in modo abbastanza agevole, ma i consumatori, di solito, non leggono le condizioni di polizza figuriamoci i bilanci. Tutto questo per dire che se appena il 3% delle imprese italiane sono nelle condizioni di aver bisogno di un aumento di capitale e non sapendo se il 3% è sulla raccolta premi totale o sul numero unitario delle imprese, un po’ di apprensione il dato lo da.

Sono “solo” qualche centinaio di migliaio di utenti ad essere assicurati con imprese a capitalizzazione insufficiente o sono milioni di assicurati? Sicuramente ne parleremo con Ivass, con l’Istituto i rapporti sono improntati alla massima trasparenza e quindi non dubitiamo delle risposte che sicuramente verranno.

(continua domani 30 giugno su PLTV)

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