roberto_calugiEstratto dalla prefazione al report sulla Legge delega per la riforma del Confidi, di Roberto Calugi (nella foto), direttore del Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza.

La legge delega di riordino dei Confidi, approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati lo scorso 5 luglio, con 278 voti a favore, comporta una serie di cambiamenti nel rapporto fra sistema dei Confidi e Camere di commercio nazionali.

Dall’analisi del testo della legge appare evidente come le tradizionali politiche camerali di contribuzione patrimoniale al capitale degli intermediari saranno sostanzialmente non perseguibili. Questo, principalmente, a causa del divieto di previsione di vincoli territoriali dei contributi, previsti dal testo. Se si aggiungono, inoltre, le note difficoltà di bilancio causate dal taglio del diritto camerale, emerge la necessità di ripensare il rapporto fra i due sistemi su linee di reale collaborazione, analizzando l’effettivo beneficio di ricaduta a favore delle imprese in termini di accesso al credito bancario.

copertina reportUn intervento del sistema camerale potrebbe giustificarsi nei criteri direttivi ricordati alle lettere c e d del testo, ovverosia nella razionalizzazione della filiera della garanzia e nel potenziamento dei servizi a favore delle PMI.

Nel primo punto possono rientrare alcune esperienze già realizzate con successo da alcuni sistemi regionali, come quello lombardo, che in collaborazione con altri enti territoriali, principalmente le regioni, hanno previsto contribuzioni finalizzate a processi aggregativi, in grado di far nascere player di mercato più qualificati, con un’offerta di servizi di assistenza finanziaria più ampia e con maggiore potere negoziale nei confronti del sistema bancario. E’tuttavia importante rimarcare l’importanza di definire chiare linee di governance, al fine di promuovere un livello di management dei Confidi improntato a canoni di indipendenza, efficacia, efficienza e prudente gestione per cogliere pienamente i nuovi ambiti di intervento previsti dalla normativa.

Relativamente al secondo aspetto, il potenziamento dell’offerta dei servizi a favore delle PMI, riteniamo che questo costituisca il vero banco di prova della futura sostenibilità economica di questi intermediari finanziari. Il sistema camerale può avviare delle collaborazioni per aiutare i Confidi nel processo di diversificazione del mono prodotto garanzia, portandoli ad ampliare i servizi di assistenza alle imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni, anche su temi legati agli strumenti complementari al puro credito bancario. È immaginabile, ad esempio, un piano formativo su vasca scala, che aiuti e sostenga gli operatori dei Confidi ad acquisire nuove e più vaste competenze. Inoltre, sono immaginabili piattaforme telematiche che avvicinino ulteriormente i Confidi alle imprese, favorendone l’utilizzo e mettendo in concorrenza i servizi da loro proposti.

A tutto ciò si accompagna l’attesa riforma del Fondo Centrale di garanzia, attualmente in discussione al Ministero Sviluppo Economico ed attesa per l’inizio del 2017.

Come noto, la riforma del Fondo rispristinerà il principio di neutralità rispetto alla forma tecnica della garanzia diretta o controgaranzia (ponderazione uguale fra accesso delle banche o utilizzo dei Confidi), nonché vedrà un riordino dei criteri di accesso al Fondo, introducendo 5 classi di rating e aumentando la copertura di garanzia in maniera proporzionale al livello di rischio. Questo con il fine di valorizzare ulteriormente le risorse pubbliche e focalizzare il sostegno in favore delle imprese più rischiose ma sane, che riscontrano maggiori difficoltà di accesso alle risorse finanziarie.

Questa riforma dovrebbe dare maggior vigore ai Confidi, che negli ultimi anni hanno sofferto la concorrenza del Fondo, ad oggi unico strumento in grado di ponderare. Per questo è ipotizzabile il sistema dei Confidi come partner privilegiato del sistema camerale nell’attuazione di politiche economiche mirate. Questi intermediari, se ben gestiti, hanno una capacità di assistenza ed attenzione alle realtà imprenditoriali più piccole, dove soggetti finanziari più strutturati hanno maggiore difficoltà ad operare.

La collaborazione fra i due sistemi dovrà avvalersi di modalità innovative a maggiore effetto leva, rivolte direttamente alle imprese, in controtendenza rispetto alle tradizionali politiche di pura contribuzione patrimoniale. A titolo esemplificativo, i Confidi e il sistema camerale possono giocare una partita molto importante in operazioni finanziarie strutturate quali le “tranched cover”, dove le Camere di commercio potrebbero coprire il rischio senior a valere su tematiche centrali per il sistema imprenditoriale, come ad esempio, la patrimonializzazione, la stabilità finanziaria, gli investimenti in digitalizzazione, l’apertura di processi di internazionalizzazione e la costituzione di reti di impresa.

Tutto questo ovviamente, previa verifica delle disponibilità finanziarie future del sistema camerale.

Riproduzione Riservata PLTV – Estratto da report a cura dell’Ufficio Studi del Consorzio Camerale per il credito e la finanza