erzegovesidi Luca Erzegovesi (nella foto), Università di Trento

In data 5 luglio, dopo un iter parlamentare relativamente breve (2 anni), la Camera ha approvato la legge delega sulla riforma del sistema dei Confidi.

Le associazioni di settore hanno ispirato e fortemente voluto questo intervento di riordino e aggiornamento del quadro normativo. Il traguardo raggiunto è motivo di soddisfazione, dopo anni segnati da difficoltà interminabili.

Quando il disegno di legge è stato presentato al Senato a inizio 2014, non ero tra i suoi sostenitori più entusiasti. Frequentando il sistema dei Confidi dal basso, ne conoscevo la complessità, le ferite aperte dalla crisi, lo stato incompiuto delle riforme precedenti (L. 326/2003 e D.Lgs. 410/2010).

Ero pertanto dubbioso sull’efficacia di una legge delega che, dall’alto, sembrava limitarsi a calare un nuovo strato di normativa programmatica in un sistema “balcanizzato”.

Nel luglio dello stesso anno sono stato invitato, con mia sorpresa, a un’audizione presso la Commissione Finanze del Senato sul Ddl2. È stata l’occasione per scavare più a fondo nelle mie perplessità, e soprattutto per trasformarle in giudizi più circostanziati e proposte costruttive.

Ho dato in quell’occasione una chiave di lettura dei principi enunciati nel Ddl, che riconducevo a due assunti fondamentali:

  • i Confidi svolgono un ruolo cruciale nel facilitare l’accesso al credito e la buona finanza delle PMI (specie delle micro e piccole imprese) mediante l’offerta congiunta di garanzie e servizi di assistenza; non esistono altri soggetti che possano sostituirli in questo ruolo;
  • i Confidi, dopo sei anni di crisi, svolgono la loro missione tra enormi difficoltà; alcuni sono usciti dal mercato; molti soffrono la carenza di mezzi patrimoniali, che è al tempo stesso la conseguenza e la causa di modelli operativi non sostenibili

Riconoscevo in questa cornice l’importanza del Ddl di riforma in quanto occasione per affrontare in maniera coerente e sistematica i problemi del sistema Confidi. La nuova riforma oggetto della delega al Governo avrebbe dovuto innestarsi nel solco tracciato dalle riforme precedenti del 2003 e del 2010, completando e correggendo il processo di attuazione già in corso. Concludevo, mettendo in luce i due piani di intervento sui quali occorreva agire, distinguendo la regolamentazione ordinaria dalle iniziative straordinarie per fronteggiare lo stock di crediti deteriorati verso le PMI.

In Senato, il dibattito è stato arricchito da un programma di audizioni che ha dato voce a tutte le associazioni delle imprese e dei Confidi, ovviamente favorevoli al Ddl, oltre che ai rappresentanti della Banca d’Italia e dell’ABI, più problematici dei primi.

Sono state numerose le proposte di emendamento, intese a fissare alcuni punti specifici, in anticipo rispetto ai decreti emandati. Il testo approvato ha però mantenuto la formulazione principle based che caratterizzava la bozza presentata dai promotori del Ddl.

Il passaggio alla Camera è stato più veloce, con un minor numero di audizioni (quattro, tutte in sintonia con la riforma) e di proposte emendative. L’Assemblea ha approvato il testo licenziato dal Senato, senza alcuna modifica.

A questo punto, il Governo dovrà emanare entro sei mesi i decreti di attuazione della legge delega.

Mettendomi nei panni dell’Esecutivo, mi verrebbe da classificare il dossier Confidi come corollario della più vasta questione bancaria.

Fervono le iniziative per ricapitalizzare le banche a rischio di dissesto e per avviare un processo di smaltimento non distruttivo dei crediti deteriorati. In parallelo, procede il riassetto strutturale del sistema bancario, sia per attuare le riforme delle banche popolari e del credito cooperativo, sia per sistemare le situazioni di fragilità già risolte (le “quattro banche” salvate nel novembre 2015, le due popolari venete ricapitalizzate dal Fondo Atlante, altre banche locali), per non parlare dei dossier di crisi ancora aperti.

I Confidi devono ora cercare spazio e visibilità in un teatro di grandi manovre in pieno svolgimento. Non sarà facile.

L’approvazione della legge di riforma è un segnale incoraggiante.

I Confidi sono importanti, e di loro c’è ancora bisogno: nessuno ha il coraggio di negarlo.

Le associazioni di rappresentanza delle imprese, così come i partiti, assicurano un appoggio politico trasversale, sia pure con accenti diversi. Ora è il momento di passare dalle parole ai fatti.

Riproduzione Riservata PLTV – Estratto da report a cura dell’Ufficio Studi del Consorzio Camerale per il credito e la finanza