Fondocasa: “Sì alle banche nel mercato immobiliare: un valore aggiunto per la categoria”

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pltv_1x1_polleroIl presidente del Gruppo Fondocasa va controtendenza approvando l’entrata del sistema bancario nel mondo della mediazione immobiliare. Le polemiche nel mondo immobiliare, letteralmente esplose in seguito all’entrata delle banche nel mercato, sono appena cominciate. Ferme le posizioni di alcune associazioni di categoria che, non per ultime, hanno rispettivamente denunciato l’ipotesi di violazione di concorrenza ed emanato un comunicato, tramite il quale esprimono tutte la perplessità legate alle nuove concessioni.A non pensarla così sembra proprio il presidente del Gruppo Fondocasa Alessandro Pollero, il quale fornisce una chiave di lettura differente.

Presidente Pollero, cosa comporterà la “scesa in campo” delle banche nel Real Estate?

A differenza di quanto sostengono associazioni di categoria e tanti colleghi, penso che questa “new entry” possa essere un valore aggiunto per tutto il sistema. So che il mio pensiero va controtendenza rispetto a quanto si legge oggi sui giornali, all’interno delle molte interviste rilasciate sull’ argomento. Ma ricordo a tutti che la nostra categoria, in Italia, ha in mano il 40-45% del mercato immobiliare: l’inserimento di qualche centinaio (o anche qualche migliaio) di operatori in più, nel nostro settore, non può che rivelarsi un confronto costruttivo.

Cosa devono fare le banche per consentire che questo rapporto sia proficuo?

Confido che le strutture bancarie preparino, con metodo professionale, nuovi potenziali colleghi attraverso una preparazione adeguata e una organizzazione mirata alla soddisfazione del consumatore finale.

E l’esame abilitante?

E’ un problema di normativa che inevitabilmente ricade sulla categoria: noi siamo abilitati a ricoprire il ruolo dopo aver svolto 120 in alcuni casi, in altri 220 ore di corso professionale. Al termine del suddetto periodo viene sostenuto un mediocre esame, presso la competente camera di commercio, per poter ricoprire una professione sufficientemente complessa, al pari di altre nobili professioni (legali, notai, commercialisti o architetti) che prevedono un percorso mirato alla loro abilitazione strutturalmente diverso.

Come rispondere dunque alle paure delle agenzie immobiliari che vedono le banche come potenziali concorrenti che arrivano “a rubare il lavoro”?

Non sono d’accordo con questa visione: come ho detto poco fa la percentuale di mercato attuale in mano alla nostra categoria si assesta sul 40-45 %. Reputo che il lavoro ci sia, a tutti gli effetti e per tutti: chiaramente l’agente immobiliare si deve adeguare alla situazione del mercato attuale, ben diversa da quella che si presentava due anni fa, investendo su se stesso in termini di formazione per potere acquisire credibilità con il consumatore finale.

Fiaip e Fimaa, però, hanno espresso tutto il loro dissenso.

Il mercato è fatto da menti pensanti e visioni d’impresa. Rispetto totalmente la visione dei colleghi ma non la condivido.

Come si deve comportare dunque un agente oggi?

E’ necessario fornire una serie di servizi a 360°, attinenti e indispensabili per accattivare l’attenzione del consumatore finale: il cliente, infatti, è molto più accorto e attento ai propri bisogni.

In conclusione: per il cliente finale si rivelerà un vantaggio o motivo di confusione?

Se il sistema vedrà, come spero, l’ingresso di figure adeguatamente formate e in grado di fornire un servizio diversificato e di qualità, il consumatore potrà godere senz’ altro di molti vantaggi, ma non solo: a giovarne sarà l’intera nostra categoria, alla quale già oggi il mercato ha chiesto un cambiamento. Sono certo che chi verrà a svolgere questa meravigliosa professione, con l’inserimento degli istituti di credito, dovrà ulteriormente investire su se stesso o, in alternativa, uscire dal mercato. Grazie a tutto ciò il cliente potrà maturare considerazioni positive nei confronti della categoria.

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