puccinelli_2a cura di Gianluca Puccinelli, presidente Res Consulting

Eurofidi, il più grande confidi italiano, è stato posto in liquidazione il 15 settembre scorso.

Già da anni si addensavano nubi nere sulla gestione del confidi italiano “anomalo”. Anomalo vuoi per le dimensioni, vuoi per la composizione del capitale: la dimensione era veramente abnorme, negli anni ha erogato oltre 15 miliardi di garanzie, penso che gli altri confidi – tutti insieme – raggiungano a malapena questa cifra.

Era dislocato su tutto il territorio nazionale con filiali pressoché in tutte le regioni. La composizione societaria invece era caratterizzata dalla regione Piemonte (19%) e poi un gruppo tra le maggiori banche italiane, al contrario di tutti gli altri confidi il cui azionariato era ed è costituito essenzialmente dalle imprese socie.

Altra caratteristica di Eurofidi era l’appartenenza ad un gruppo di società che spaziavano dalla consulenza alle imprese, all’assistenza per l’ottenimento di fondi pubblici, alla consulenza e all’istallazione di fonti energetiche alternative.

Non so se questo modello sia stato vincente, la prova dei fatti ha dimostrato che non è così, ma questo non comporta automaticamente che tutti i confidi non valgano niente, oppure al contrario, che tutti gli altri sono buoni perché il modello Eurofidi è sostanzialmente fallito.

Un po’ dappertutto si levano voci a sostegno dell’una o dell’altra tesi e addirittura in alcuni blog si parla di Renzi che ha favorito banche e confidi incoraggiando di fatto un’usura di stato. Sempre in questi blog si dice che il Fondo Centrale di Garanzia, istituito con la legge 662/1996 è una sorta di aiuto improprio alle imprese poco sane a spese dei contribuenti. Si sentono le voci più strane tra chi dice “l’avevo sempre detto, i confidi sono un poltronificio delle associazioni” o addirittura “non capisco a cosa servono i confidi”.

Sembra proprio che il default di Eurofidi abbia dato la stura a sentimenti repressi non proprio edificanti verso l’intera categoria, i politici e le istituzioni che, come sempre, non avrebbero vigilato.

In realtà di così semplicistico non c’è niente e un vecchio proverbio dice che “del senno di poi son piene le fosse”.

Vero è che Eurofidi aveva un modello di business molto particolare: mentre gli altri confidi avevano come controparte le banche, Eurofidi le aveva come partner. Mentre gli altri esaltavano i valori del localismo e della mutualità, Eurofidi agiva al contrario. Mentre gli altri cercavano con fatica di farsi una reputazione, un patrimonio, un business, per Eurofidi tutto questo sembrava facile e scontato.

Segni premonitori importanti che non facevano presagire niente di buono erano che Banca d’Italia con le sue brave ispezioni non ne aveva ancora autorizzato l’iscrizione all’Albo ex. Art. 106. Ma ancora peggio, i costi che Eurofidi sosteneva per la struttura erano esorbitanti rispetto all’assottigliarsi dei margini, vuoi per la crisi, vuoi per il forte calo dei tassi.

Tutto questo però non significa che il settore è allo sbando, ci sono sì segni di crisi come dappertutto e in particolare nel comparto finanziario, ma ci sono molti confidi validi sia maggiori che minori, con modelli di business più aperti o fondati esclusivamente sulle garanzie; confidi che assolvono la loro funzione di “cuscinetto” tra banche e imprese mitigando gli effetti del rating, del credit crunch, della scarsa cultura finanziaria.

Esistono anche confidi meno validi ma c’è in atto tutto un movimento di fusioni, acquisizioni, reti per riorganizzare spontaneamente il settore, settore che a mio avviso ha ancora dei grossi valori da esprimere, ancorché ottimizzati in una corretta filiera del credito dove ciascun attore, siano essi banche, confidi, imprese, mediatori, faccia la propria parte senza sovrapposizioni né sostituirsi agli altri.

È vero, permangono difficoltà ma forse il rapporto simbiotico banche-confidi-imprese non è ancora “maturo”, debbono ancora crearsi situazioni e sinergie che consentano di risparmiare sui costi e ottimizzare i risultati. Qui, al di là della buona volontà dei singoli, sarebbe auspicabile un intervento da Banca d’Italia che favorisse e consentisse maggior integrazione operativa fra due intermediari parimenti vigilati, come banche e confidi.

Riteniamo che la vicenda Eurofidi al di là delle nefaste ripercussioni sul personale in primis e sul mercato poi, possa dare una scossa a quest’ambiente a volte ancora troppo appiattito su interessi corporativi e logistiche superate, facendo intendere ancor di più che un certo mondo è finito e ne comincia un altro. È una necessaria trasformazione! Dal bozzolo dovrà uscire una farfalla.

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