Il Business Vita rappresenta il segmento che risente fortemente della crisi dei rendimenti finanziari dopo che per un periodo abbastanza lungo ci eravamo abituati a prodotti che garantivano almeno un rendimento minimo, solitamente il 2%, tutto questo oggi non è più così e l’orientamento generale, ci fa notare Ivass, è quello di collocare prodotti al netto della garanzia, anzi, sottolinea la Relazione, di allontanarsi dalla missione e dalla natura di essere assicuratori creando certezze che derivano dal mutualizzare il rischio.

Questa questione è posta come grande sfida che vede tutti, ma proprio tutti, Authority, imprese, consumatori, Governo, come players uniti nella ricerca di nuove opportunità che non privino la società di un servizio ad alto valore. Siamo assolutamente d’accordo ed in linea con il pensiero dell’Istituto.

Oggi, molto più di ieri, dobbiamo farci carico di responsabilità di scelte e prospettive future, quindi intervenire con spirito di servizio e partecipazione, è quello che non l’Istituto, ma la collettività si aspetta dai propri rappresentanti, soprattutto quando le finalità sono assicurative e previdenziali, cioè per dirla come l’Istituto, quando si deve avere capacità di vedere in anticipo eventi futuri. Che il settore assicurativo oggi abbia diverse responsabilità da assumersi davanti al progressivo ritirarsi dello Stato sociale anche in tema previdenziale, è ormai di tutta evidenza, assicurare prestazioni future in campo previdenziale è una sfida che oggi è particolarmente impegnativa, ma è una sfida che, giustamente osserva l’Istituto, può essere abbondantemente ben affrontata da un sistema sano dove il controllore può certificare lo stato di solvenza e l’esistenza di adeguate riserve tecniche per sostenerlo.

Un ulteriore capitolo è stato dedicato alle garanzie per la perdita dell’autosufficienza, le ormai famose LTC. La riflessione su questo punto è ovviamente legata ai dati demografici, al fatto che si vive più a lungo, ma questo non vuol dire che si viva sempre in piena autonomia, anzi, problemi legati alla non autosufficenza delle persone sono all’ordine del giorno, la risposta pubblica certamente non è sufficiente a dare sicurezza per tutti ed anche il livello del servizio che viene prestato, si indebolisce anno dopo.

L’intervento del privato, anche se per noi non deve mai essere sostitutivo dell’obbligo di assistenza del pubblico, può essere un buon paracadute per chi può permetterselo oggi. Se questo problema rientrasse nell’area di contrattazione collettiva aziendale che permetterebbe alle Compagnie di affrontare anche le attuali criticità tariffarie basandosi su platee di utenza sempre maggiori, quindi, di fatto, mettendosi nelle condizioni di tariffare su basi demografiche sempre più ampie sarebbe possibile un contenimento dei costi. Certamente questo deve passare anche attraverso un sistema di alfabetizzazione assicurativa che sia in grado di uscire dai vecchi e desueti schemi della polizza = tassa, e rientrare su una assunzione di coscienza e conoscenza collettiva per la quale tutti devono assumersi le proprie responsabilità, compreso chi assolve funzioni di politiche pubbliche, e, perché no, passando anche attraverso una politica fiscale incentivante che ne aumenterebbe il grado di attrazione ed interesse.

Anche la fiscalità deve tornare a giocare un ruolo centrale, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un costante aumento delle imposte anche su prodotti che hanno funzione sussidiaria a provvidenze pubbliche, se non con aumenti diretti con la diminuzione degli importi detraibili. Qui il ruolo che può giocare la fiscalità è davvero fondamentale ed oltretutto d’esempio per le Imprese, siamo certi che l’Istituto su questo potrà darci una mano ad indirizzare nel modo corretto le richieste a chi ha responsabilità di Governo. Già che ci troviamo a parlare di fiscalità vorremmo rilanciare su un punto per il quale si produce una profonda ingiustizia. Per una vecchia norma del 1961, nei casi in cui si debba restituire il premio o parte di esso ai consumatori, le compagnie assicurative devono restituire solo il valore della polizza, escluse le imposte. Le imposte hanno un peso sovente rilevante, visto che in alcuni casi rappresentano circa il 33% dell’importo. Numeri alla mano, quindi, per una polizza auto dal costo medio di 500 euro, saranno rimborsati solo 350 euro. Una profonda ingiustizia che va avanti da 54 anni e che penalizza gli assicurati che usufruiscono di un rimborso per un servizio non erogato e nel pieno rispetto della norma, non commettendo alcun errore.

Stranamente nella relazione non ha trovato spazio il richiamo alle coperture catastrofali, qui compresi gli eventi naturali di eccezionale intensità o dovuti al dissesto idrogeologico del nostro territorio. Certamente il richiamo generale alle tutele assicurative a garanzia della collettività nella relazione è costantemente presente, per questo particolare tema però ci sarebbe piaciuto che, come nel passato, si fosse sottolineata l’importanza di ricorrere a questi strumenti di tutela del patrimonio e personali che faticano ancora ad avere una corretta collocazione nella scala dei valori degli italiani e delle Istituzioni che hanno scaricato da tempo sul privato le responsabilità di dover intervenire.

Non è mistero per nessuno che personalmente sarei a favore di una obbligatorietà in questo senso, seppur cosciente delle difficoltà di tariffazione da un territorio all’altro, delle difficoltà derivanti da un patrimonio immobiliare costellato di illegalità che hanno consentito di edificare fuori da ogni considerazione di sicurezza ambientale, in moltissimi casi senza neanche avere un progetto ingegneristicamente valido. Certamente non di minor impatto sono le opere pubbliche, anche in questi casi l’intervento della corruzione, del malaffare ha determinato in innumerevoli casi opere edilizie di servizio che di fatto sono inutilizzabili sin dalla loro inaugurazione.

Poter tariffare, soprattutto in presenza di obbligatorietà non è certamente semplice. Però il problema resta aperto, i fatti, soprattutto alluvionali, che si son verificati in questi ultimi anni, stanno a dimostrare che anche qui l’intervento pubblico fuori dall’emergenza di una tenda o di un container, arriva tardi, insufficiente, spesso non equo. Assistere impotenti ai fatti dell’Aquila, dovrebbe farci riflettere molto sulla necessità di un intervento privatistico in questi particolari eventi. E’ una garanzia che se fosse associata all’acquisto di un immobile peserebbe lo 0,0000qualcosa rispetto al costo dell’immobile e comunque parecchie decine di volte in meno di una polizza a garanzia del mutuo, l’obbligatorietà consentirebbe una vigilanza molto più stretta esercitata da Ivass, una garanzia in più per il cittadino. Riteniamo che questa partita non si possa considerare chiusa fin quando non avremo un sistema di tutela effettivo su uno dei beni primari delle famiglie italiane. Una riflessione che resta aperta.

Infine la Relazione si sofferma su quello che definisce “il caso” RC Auto.
Che sia una situazione incancrenita quella della RC Auto credo sia un dato di fatto, che la RC Auto sia stata considerata per decenni uno dei migliori ammortizzatori sociali e anche, che sia uno dei motivi principali per i quali gli italiani vivono con estrema diffidenza il rapporto tra loro e gli assicuratori è indubbio. Il dato incontrovertibile che da qualche tempo si sta ridimensionando il premio medio pagato dagli italiani. Ora il punto è che, nonostante la discesa dei prezzi, permangono in molte aree del paese tariffe troppo alte. Le imprese devono si guadagnare, ma il guadagno deve essere commisurato al valore sociale del prodotto, alla sua obbligatorietà, al fatto che sul versante del contenimento dei costi si è fatto davvero tanto e altrettanto ci si appresta a fare. Quando le cose vanno male, immediatamente le tariffe schizzano correttamente in alto per recuperare le perdite, ma quando le cose vanno bene non è più assolutamente digeribile che si possa guadagnare più del 10% su questo ramo assicurativo. 1,700 milioni di utile su una raccolta premi di poco più di 14 mld, personalmente lo ritengo scandaloso!!

Continuo a pensare che se per le banche e le finanziarie si è stati così lungimiranti da avere un regolatore che indica un limite soglia per i tassi di interesse applicati al debito del cittadino, dovremmo essere altrettanto bravi da saper individuare una percentuale variabile dell’utile conseguibile su un prodotto obbligatorio la cui finalità ha enormi ripercussioni sociali. Poi il raggiungimento di quella percentuale sarebbe demandato alla capacità dell’impresa nell’essere più o meno efficiente, di avere una offerta differenziata nelle garanzie prestate, di essere in grado di riavvicinare quel 10% di non assicurati che comunque pesano nel bilancio delle uscite, avendo, assicurati e non, la stessa frequenza sinistri, con la differenza che l’essere non assicurato aumenta anche il fenomeno della pirateria.

Il problema vero della RC Auto è da sempre la sostenibilità del sistema, avere un equilibrio costante che permetta alle imprese di fare utile, ma nel rispetto di una tariffa stabile e di basso impatto sul bilancio familiare. Quando nel 1996 ci ponemmo il problema del proliferare di tabelle risarcitorie il danno biologico, arrivammo allo studio della tabella unica nazionale.

Convincemmo (quasi) tutti che non fosse sostenibile avere trattamenti risarcitori diversi solo per l’appartenenza a distretti giudiziari diversi, ricordo ancora che i testi che producemmo nel 97, 99, 2000, furono la base reale della legge 57 del 5 marzo del 2001, quanto lavoro sia del sottoscritto, sia di Giampaolo Petri, della ricercatrice Antonella, dell’aiutante Parlamentare dell’On Mario Lettieri, primo firmatario e di tutti gli esperti, che ci aiutarono, per mettere a punto lo studio finale che porto a presentare in Parlamento il testo che era destinato a diventare Legge.

Quello che convinse (quasi) tutti era la finalità di rendere sostenibile un sistema senza dover mortificare chi era nel diritto di avere un risarcimento, ma ponendo e basi per avere prevedibilità nei costi. Se a distanza di 14 anni da allora siamo ancora ad aspettare che sia promulgato il decreto che interviene sulle macroinvalidità, ed anche quello che ha messo in sicurezza le micro, tutto sommato è stato realizzato solo da poco in una forma accettabile.

Comunque, giustamente, il Presidente Rossi si è soffermato sul DdL concorrenza all’esame del Parlamento. Un disegno di legge che da una parte dimentica che le garanzie e le tariffe nella Rc Auto sono state liberalizzate nel 1995, quindi se davvero avessero voluto, le imprese assicurative avrebbero, e da tempo, praticato la cd tariffa Italia, scontando significativamente il costo per chi la scatola nera l’avesse utilizzata, ritornando ad una mutualità più ampia e basata sull’individuo piuttosto che sul territorio, solo per fare un esempio.

Sul risarcimento in forma specifica gli utenti ancora non hanno ben capito come funzioni ed all’occorrenza si trovano davanti ad un bivio senza saperne il perché. Io trovo quasi scandaloso che la scelta degli autoriparatori non sia stata messa mai in relazione alla qualità, trasparenza, professionalità e sicurezza della riparazione, che non può essere affidata ad un elenco di carrozzerie, soggettivamente scelte, e diciamolo pure scelte attraverso l’accettazione di costi orari di mano d’opera che nel migliore dei casi costringono il riparatore ad aumentare le ore di lavoro, nel peggiore a lavorare male o a rimetterci.

Se la selezione non avviene su basi di standard qualitativi condivisi, che tengano conto di tutti i fattori insiti nella riparazione, difficilmente si riuscirà a contenere il costo medio ed ad aumentare la platea degli aderenti. Trovo altrettanto scandaloso che il sistema assicurativo non si sia mai posto il problema dei milioni di veicoli che dopo un sinistro restano non riparati perché danneggiati per responsabilità del proprietario, aumentando di fatto, il fattore insicurezza della circolazione.

Perché non si ipotizza un loro coinvolgimento nella segnalazione alle motorizzazioni affinché, dopo verifica tecnica, siano o fermate, o inviate alla riparazione le vetture ritenute insicure?
Anche le Compagnie devono iniziare a chiedere che i veicoli insicuri siano fermati o riparati a prescindere da chi paga, il primo risparmio è proprio l’aumento della sicurezza della circolazione, ottenuto questo le frodi comincerebbero davvero a diminuire e la sicurezza della circolazione ad aumentare, diminuendo così i costi sociali. Nel contempo, anche grazie all’enorme aumento di sicurezza per i danni alla persona dato dall’utilizzo dell’e-call, reso obbligatorio sui veicoli di nuova produzione, il ricorso alla scatola nera potrebbe ampliarsi ulteriormente, e dare quel risultato di sostenibilità del sistema che tutti ci auguriamo.

Sorvolando sulle attività di controllo ed ispettiva dell’Istituto, che sono state notevoli, quello che traspare è un giusto orgoglio di appartenenza, Dal Primo incontro fatto con l’Istituto, appena costituito, nei saloni di Palazzo Cook, ad oggi ci separano appena 2 anni, eppure si ha l’impressione di un Istituto in cui le professionalità stiano fiorendo e che siano sempre più vicine al consumatore, alle esigenze di un sistema assicurativo che sappia mantenere le proprie caratteristiche, mutuando da Banca d’Italia alcune peculiarità, pur senza confondersi nei ruoli. Sono stato nel passato uno di quelli più ferocemente contrari a questo matrimonio, come spesso accade, i fatti possono darti torto o ragione, questo è il caso in cui ho avuto torto.

L’intervento di Ivass, solo per fare alcuni esempi, sulla questione che abbiamo sollevato in occasione delle polizze RC Auto concesse gratuitamente con l’acquisto dei veicoli, il programma di educazione assicurativa, l’indagine condotta sulle polizze contratte ad insaputa degli assicurati, l’aiuto e consulenza che ci è stata data in occasione del lancio del sondaggio sui consumatori inerente proprio alle polizze fatte a loro insaputa, il continuo contatto e gli incontri che avvengono regolarmente tra consumatori ed Ivass, aprono nuovamente un orizzonte di collaborazione che permetterà a noi di crescere, forti della conoscenza e professionalità che ci viene data a supporto, agli assicurati di avere, attraverso associazioni più preparate, una tutela capace e professionalizzata, al mercato l’aumento della cultura assicurativa che ne potrà rendere ancora più diffusi i prodotti distribuiti. Le imprese dovranno cogliere le indicazioni conclusive del Presidente Rossi che sono state illuminanti, da controllore sanzionatore, a partner, rigorosamente rispettoso dell’applicazione delle regole, ma con una maggiore attività di indirizzo, sostegno e sinergia diretta con le imprese.