da relazione annuale 2018 AGCM

Nel più generale ambito delle collusioni e dei cartelli, può verificarsi che le Associazioni di Categoria cui appartengono le stesse imprese, svolgano un ruolo di coordinamento delle strategie sanzionate dall’Autorità, ed questo è stato ad esempio il caso di Assofin e Assilea.

Il caso riguarda un’intesa restrittiva della concorrenza che ha coinvolto nove captive banks oltre alle due associazioni di categoria (Assofin e Assilea) volta a distorcere fortemente le dinamiche concorrenziali nell’ambito della vendita di automobili dei relativi Gruppi di appartenenza, attraverso finanziamenti dalle stesse banche.

L’istruttoria avviata dall’Autorità ha svelato l’esistenza di un’intesa orizzontale segreta, basata su un intenso scambio, bilaterale e multilaterale e anche in sede associativa, di informazioni concorrenzialmente sensibili che, per un lungo periodo, ha permesso alle Parti di eliminare, nella sostanza, l’incertezza in merito alla determinazione della strategia commerciale di ciascuna delle società coinvolte.

Il cartello ha beneficiato dell’attività svolta dalle associazioni di categoria, che hanno raccolto e divulgato informazioni sensibili sotto il profilo antitrust allo scopo di aumentare ulteriormente la trasparenza nel mercato della vendita di auto attraverso i finanziamenti erogati dalle captive banks.

Nel corso del procedimento, l’Autorità ha accertato infatti che, a partire dal giugno 2003 fino all’aprile 2017, l’intesa si è realizzata per il tramite di un intenso scambio, bilaterale e multilaterale, anche in sede associativa, di informazioni concorrenzialmente sensibili, in ragione, tra l’altro, dell’intensità, della tipologia delle informazioni condivise, nonché del contesto di mercato.

Nello specifico, durante l’istruttoria, l’Autorità ha rilevato che le captive banks, anche per il tramite delle associazioni di categoria, hanno posto in essere un cartello, attraverso uno scambio periodico e sistematico di informazioni sul TAN -minimo, medio e massimo-, sul TAEG, sul tassoapplicato ai concessionari, sulle spese applicate ai clienti finali, sui volumi dei prodotti finanziari e sui valori residui in caso di leasing. Inoltre, le Parti hanno scambiato informazioni sul tasso di accettazione dei prodotti finanziari (che permette di stimarne il rischio), sulla gestione delle relazioni con i dealers, nonché su numerosi altri argomenti (come comportarsi con le regioni colpite dall’alluvione o dal terremoto, come reagire all’aumento dei tassi disposto dalla BCE, ecc.).

L’Autorità ha valutato che tali informazioni, in alcuni casi future o previsionali in merito a condotte commerciali future, o, in ogni caso, attuali in quanto relative all’anno in corso, scambiate in modo disaggregato, fossero strategiche ai fini della definizione del budget e del piano marketing relativi all’anno successivo, essendo elementi (volumi, tasso di penetrazione, TAN,TAEG, spese, accettazione del rischio, etc.) sulla base dei quali le captive banks determinano le strategie commerciali e gli obiettivi di vendita delle società.

Sulla base degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, l’Autorità ha ritenuto che il comportamento delle Parti, posto in essere a beneficio dei rispettivi Gruppi automobilistici di appartenenza, costituisse un’intesa unica, complessa e continuata, restrittiva della concorrenza per oggetto, in quanto idonea ad alterare le dinamiche competitive di mercato. L’Autorità ha qualificato tale condotta come molto grave, in quanto finalizzata a limitare il confronto concorrenziale attraverso lo scambio di informazioni sensibili, relative anche a prezzi e volumi previsionali, che ha determinato una trasparenza artificiale del mercato e l’annullamento dell’incertezza inmerito alle strategie commerciali di ciascun concorrente.

In ragione della gravità e della durata dell’infrazione, l’Autorità ha comminato alle captive banks coinvolte, in solido con le rispettive società controllanti, nonché alle associazioni Assofin e Assilea, sanzioni amministrative pecuniarie complessivamente di oltre 678 milioni di euro. L’Autorità ha ritenuto di riconoscere il beneficio dell’immunità totale dalla sanzione a favore di Mercedes Benz Financial Services Italia S.p.A. e di Daimler AG, in quanto leniency applicant.