Riforma del Fondo Centrale di Garanzia e nuova Mission dei Confidi

di Luca Erzegovesi

Fin dallo scoppio della crisi finanziaria globale, il Fondo Centrale di Garanzia (FCG) ha rappresentato in Italia la principale misura governativa contro il razionamento del credito alle PMI.

I Governi che dal 2008 si sono succeduti ne hanno confermato la missione, alimentando con regolarità la sua dotazione finanziaria.

Recentemente sono emerse delle criticità nel funzionamento del Fondo, e in particolare: (a) l’uso indiscriminato della garanzia statale per sfruttare la “ponderazione zero” ai fini di Vigilanza; (b) lo spiazzamento della controgaranzia, veicolata dai confidi, da parte della garanzia diretta, acquisita dalle banche, e (c) il meccanicismo dei criteri di scoring applicati dal Gestore del Fondo.

In risposta ai problemi emersi, i Ministeri economici sono al lavoro su Decreti di riforma del FCG, col duplice fine di ridurre l’assorbimento di risorse pubbliche e di migliorare la funzionalità dello strumento.

La riforma del modello operativo del FCG non è ancora stata approvata. Il piano di attuazione annunciato prevede una fase sperimentale, limitata alle operazioni “nuova Sabatini”, e la successiva estensione all’intera operatività del FCG.

Perno della riforma è l’adozione di un modello di rating del Fondo ai fini della valutazione del merito creditizio delle imprese, che sostituirà l’attuale sistema di valutazione fondato sull’utilizzo dello scoring MCC. I nuovi criteri di ammissione, rimodulati in base al modello di rating, dovrebbero fissare un limite massimo di PD per l’accesso alla garanzia intorno al 9% annuo (equivalente a un rating B- secondo la scala Standard & Poor’s). Ciò riflette l’intendimento primario di ampliare la platea di imprese potenziali beneficiarie della garanzia del Fondo, e di focalizzare gli interventi sulle imprese più esposte a rischio razionamento

Resta confermato il favore verso la garanzia diretta rispetto alla controgaranzia. Infatti, la garanzia diretta conserva la copertura all’80%, (contro il 64% della controgaranzia) sui finanziamenti alle classi di rating con rischio più elevato, e sugli interventi a favore degli investimenti, delle start-up e del Microcredito.

Tuttavia, i confidi potranno utilizzare sui finanziamenti fino a 120 mila euro, senza passare dal filtro del rating, le operazioni dette “a rischio tripartito”. Su queste il confidi copre una quota di rischio pari a 2/3, metà della quale (pari a 1/3) è “riassicurata” dal Fondo. In caso di insolvenza del confidi, il Fondo risponde anche della quota di 1/3 non riassicurata. Se le operazioni tripartite diventassero la forma prevalente di controgaranzia, le banche potrebbero essere tentate di scaricare sui confidi i rischi non trattabili in garanzia diretta, anche se questo accrescerebbe la probabilità di dissesto del garante: al verificarsi del doppio default lo Stato potrebbe infatti essere ulteriormente escusso su di un terzo dell’esposizione. Occorre vigilare per prevenire simili comportamenti, simili a quelli che hanno portato alla messa in liquidazione, lo scorso settembre, il maggior confidi italiano, Eurofidi.

Nell’affrontare la vexata quaestio della rivalità tra banche e confidi nell’accesso al FCG, dobbiamo prendere atto di una realtà: il sistema della garanzia è ancora gravato dal superlavoro richiesto per assorbire le perdite di valore d’impresa prodotte delle due recessioni post-crisi, e di quella che potrebbe verificarsi nei prossimi anni. Inevitabilmente, al sistema si chiede ancora di svolgere una funzione di risk absorption e loss recovery con frequenze dei default che faticano a scendere dai massimi del ciclo creditizio.

Questo tipo di intermediazione non è sostenibile da un ente di garanzia, né economicamente, né patrimonialmente: è un’attività loss making che necessita strutturalmente di sussidi pubblici.

Non si vedono in questo scenario alternative ad un ritorno alle origini, a un modello di confidi selezionatore e consulente delle imprese garantite.

Questo dovrebbe implicare:

  • nella funzione di garante, l’assestamento su volumi operativi sostenibili, in linea con i livelli pre-crisi, con rischio medio inferiore a quello attuale;
  • nella funzione di consulente, la valutazione del rischio della garanzia in base alla conoscenza diretta dell’impresa, unitamente alla fornitura di un’assistenza continuativa alla gestione finanziaria concepita come servizio aggiuntivo o alternativo rispetto alla garanzia, erogato anche alle imprese non “bancabili”.

Un modello di business di questo tipo sembra oggi essere considerato con maggiore convinzione da molti confidi. È affascinante un modello di confidi basato sull’offerta di servizi a valore aggiunto che generano ricavi per commissioni, consentono di selezionare meglio i rischi e persino di abbatterli agendo sui comportamenti finanziari delle imprese.

Rimangono aperte tutte le questioni sulla sua traduzione concreta, che richiede coraggio, lungimiranza e pesanti investimenti in formazione del personale e piattaforme informatiche.

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