Catricalà, “speranze fondate” di vedere in Gazzetta Ufficiale la Riforma del Sistema Sanzionatorio OAM

“Abbiamo speranze fondate” di vedere pubblicate in Gazzetta Ufficiale la riforma del sistema sanzionatorio OAM “tanto attesa dall’Organismo, dagli operatori e da un mercato così importante”.

Il presidente dell’Organismo degli Agenti in Attività Finanziaria e dei Mediatori Creditizi, Antonio Catricalà, in questa intervista a PLTV, spiega come potrebbe cambiare il sistema alla luce delle modifiche normative che dovrebbero essere state introdotte nel Decreto legislativo sulla IV direttiva anti-riciclaggio appena varata dal Consiglio dei ministri. Ma questa volta è davvero fiducioso: ”ci aspettiamo di vedere accolte le nostre proposte dal Governo, e il Parlamento si è già espresso favorevolmente sul punto”.

“Fino a oggi – afferma Catricalà – l’OAM era dotato di poteri sanzionatori molto accentuati, forse troppo: si passava dal semplice richiamo fino alla sospensione dell’attività per non meno di sei mesi: un salto eccessivo che non rispetta il principio di proporzionalità al quale si ispirano tutti i Paesi europei in tema di sanzioni. Principio peraltro riaffermato più volte dalla nostra Corte Costituzionale e dalla Corte di Giustizia Europea”.

Una sospensione di sei mesi, secondo il presidente, ha come effetto “l’eliminazione dell’impresa dal mercato”.

Il decreto legislativo “che ci aspettiamo di leggere” prevede invece che l’Oam possa irrogare soprattutto sanzioni pecuniarie, ferme restando quelle già vigenti. Le sanzioni dovrebbero variare, a seconda del grado di gravità dell’infrazione, “da Euro 500 a Euro 5.000 per le persone fisiche e da Euro 1.000 fino al 10% del fatturato per le persone giuridiche.

Se il vantaggio economico che deriva dall’infrazione è maggiore del massino edittale – spiega ancora il Presidente dell’OAM – la sanzione sarà il doppio di quel vantaggio purché il vantaggio sia determinabile”. La possibilità di sospendere l’attività d’impresa dovrebbe inoltre essere confermata ma la durata della sospensione dovrebbe essere inferiore ai 6 mesi attuali.

La sospensione resta dunque l’ultima ratio: “non l’ho mai presa in considerazione quando ero presidente dell’Antitrust né mi risulta che sia stata presa in considerazione prima e dopo la mia gestione” perché “fa male all’imprenditore, ma anche alle famiglie dei dipendenti e dei collaboratori, di gente innocente che non ha nulla a che vedere con la violazione compiuta.”

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