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Le denunce per usura sono molto poche e non rendono l’idea dell’ampiezza del fenomeno.

Le motivazioni della scarsa quantità di denunce deriva da molteplici fattori. Tra le principali certamente la sfiducia verso il risultato in termini di soggetti coinvolti e di successiva condanna, la mancata certezza della pena anche laddove ci sia condanna, con “ritorno sul mercato” dell’usuraio, il rischio di vendette da parte dei soggetti denunciati, la “cattiva pubblicità” che si riceve dalla denuncia e i rapporti bancari già in crisi che rischiano di essere definitivamente chiusi.

A fronte di queste difficoltà che riguardano soprattutto l’usura della criminalità organizzata, diventa “più facile” la denuncia per usura bancaria. Una “sottospecie” altrettanto negativa e da combattere ma meno “pesante” rispetto a quella criminale, che pratica tassi fino al 10%-12% mensile e pone in essere ritorsioni pesanti fini all’acquisizione violenta dei beni dell’usurato.

In questo contesto, la normativa sull’usura, tra interventi legislativi e giurisprudenza, non offre più certezze, per cui si moltiplicano le cause tra banche e clienti. Purtroppo si deve aggiungere molto più della lotta ai veri usurai che difficilmente si riesce a scovare per la paura delle persone nelle “loro mani” e per le loro coperture malavitose, in molti casi ormai coperte da attività lecite.

Una delle principali difficoltà è la lettura ortodossa della normativa AntiUsura, leggi, decreti, istruzioni, e quella eterodossa che propone soluzioni diverse da quelle riconosciute.

Nello specifico le due linee di pensiero si scontrano sul calcolo del tasso di soglia al fine del ricorrere dall’usura.

prima linea di pensiero – prevede il rispetto della legge 108/96 per cui nel calcolo devono essere inserite tutte le voci finanziarie (art. 1: Chiunque… si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per se o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito… Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito).

seconda linea di pensiero – basandosi sulle istruzioni in materia della Banca d’Italia elimina alcune voci dal calcolo del tasso di soglia.
Questo è lo scontro anche tra Tribunali. Alcuni, ad esempio, eliminano dai calcoli della Commissione di massimo scoperto, modificata solo negli ultimi anni; altri prevedono l’inclusione degli interessi moratori anche se non corrisposti.

Una delle più recenti sentenze, quella del Tribunale di Fermo del 3 novembre 2014, con un’interpretazione non molto usata, riveniente comunque dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 46669/2011 per la quale le citate istruzioni non costituiscono fonte di diritti o obblighi e per cui non possono essere vincolanti per il giudice, mette in discussione la validità delle modalità di calcolo indicate nelle istruzioni della Banca d’Italia. Utilizzando una perizia tecnica di ufficio (CTU), il Tribunale giunge alla conclusione di applicazione di un tasso usurario in un finanziamento a un imprenditore da parte di un istituto di credito, con conseguente restituzione di un’importante somma.

La positiva conclusione, in questo caso, per il cliente non fa diminuire la necessità di recuperare certezza nella valutazione del tasso usurario. L’incertezza rende di fatto difficile la stipula di alcuni contratti: ciò non è utile né alla banca né a imprese e famiglie.

E’ quindi necessario avviare una riflessione su vari punti della legge 108/96. Legge modificata in passato in maniera parziale e non organica e con la necessità di fare chiarezza in più punti. Una riflessione che per dare un respiro condiviso, dovrebbe vedere tutti i soggetti che a diverso titolo sono coinvolti nella gestione della normativa AntiUsura.