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Si può dire che, finalmente, iniziano a essere emanate alcune delle norme di cui gli intermediari finanziari, sono in attesa da anni.

Il Ministero dell’Economia e delle finanze, con il Decreto n. 53 del 2 aprile 2015, ha, infatti, emanato il “Regolamento recante norme in materia di intermediari finanziari in attuazione degli articoli 106, comma 3, 112, comma 3, e 114 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nonché dell’articolo 7-ter, comma 1-bis, della legge 30 aprile 1999, n. 130”.

Il decreto riguarda la concessione di finanziamenti, sotto qualsiasi forma, al pubblico.

Viene definito che per attività di concessione di finanziamenti, compreso il rilascio di garanzie sostitutive del credito e di impegni di firma, si intendono la locazione finanziaria, l’acquisto di crediti a titolo oneroso, il credito ai consumatori, quello ipotecario, il prestito su pegno, il rilascio di fideiussioni, avallo, apertura di credito documentaria, accettazione, girata, impegno a concedere credito, nonché ogni altra forma di rilascio di garanzie e di impegni di firma.

Altresì, è precisato che non costituiscono attività di concessione di finanziamenti l’acquisto dei crediti di imposta sul valore aggiunto relativi a cessioni di beni e servizi, quello, a titolo definitivo, di crediti da parte di società titolari della licenza per l’attività di recupero stragiudiziale di crediti (ex art. 115 TULPS) nel caso che i crediti, classificati in sofferenza, siano stati ceduti da banche o altri intermediari finanziari ovvero soggetti diversi purché si tratti di crediti vantati nei confronti di debitori che versano in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili. Uguale esclusione per i finanziamenti ricevuti da terzi dalla società acquirente purché di importo non superiore al patrimonio netto e quando il recupero dei crediti acquistati avviene senza la stipula di nuovi contratti di finanziamento con i debitori ceduti, la novazione di quelli in essere, la modifica delle condizioni contrattuali e non considerati ai fini dell’estinzione anticipata e la posticipazione dei termini di pagamento.

Viene poi definito che la concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico se l’attività è svolta con carattere di professionalità verso terzi; non sono considerate:

  • concessioni di finanziamento nei confronti del pubblico
  • attività esercitate esclusivamente nei confronti del gruppo di appartenenza ad eccezione dell’attività di acquisto di crediti vantati nei confronti di terzi da intermediari finanziari del gruppo medesimo
  • acquisto di crediti vantati da terzi nei confronti di società del gruppo di appartenenza
  • attività di rilascio di garanzie

Sono esclusi anche i finanziamenti concessi da produttori di beni e servizi o da società del gruppo di appartenenza, a soggetti appartenenti alla medesima filiera produttiva o distributiva del bene o del servizio se i destinatari del finanziamento non siano consumatori né utilizzatori finali del bene o servizio, quando il contratto di finanziamento sia collegato a un contratto per la fornitura o somministrazione di beni o servizi, di natura continuativa ovvero di durata non inferiore a quella del finanziamento concesso.

Ancora, i finanziamenti concessi da un datore di lavoro o da società del gruppo di appartenenza esclusivamente ai propri dipendenti o a coloro che operano sulla base di rapporti che ne determinano l’inserimento nell’organizzazione del datore di lavoro, anche in forma diversa dal rapporto di lavoro subordinato, al di fuori della propria attività principale, senza interessi o a tassi annui effettivi globali inferiori a quelli prevalenti sul mercato e le attività di concessione di finanziamenti poste in essere da società costituite per singole operazioni di raccolta o di impiego e destinate a essere liquidate una volta conclusa l’operazione, purché le limitazioni dell’oggetto sociale, delle possibilità operative e della capacità di indebitamento risultino dalla disciplina contrattuale e statutaria della società ed essa sia consolidata integralmente nel bilancio consolidato della capogruppo di un gruppo bancario, finanziario o di SIM.

Il secondo titolo del decreto è dedicato alla richiesta di autorizzazione alla Banca d’Italia dei confidi (ex art. 112 TUB) con un volume di attività finanziaria pari o superiore a Euro 150 milioni.

Confidi

Una distinta normativa per la richiesta di iscrizione nello specifico elenco è stata, poi, prevista per i confidi che con un volume di attività finanziaria pari o superiore a settantacinque milioni di euro, anche nel caso di non raggiungimento della soglia superiore.

Infine sono state previste le regole per la revoca dell’autorizzazione in caso di perdita dei requisiti patrimoniali citati.
Confermato nel decreto che i Confidi in questione devono esercitare esclusivamente l’attività di garanzia collettiva dei fidi e i servizi a essa connessi o strumentali, intendo per tali quelli che servizi che consentono di sviluppare l’attività di garanzia collettiva dei fidi, sono svolti in via accessoria a quest’ultima e hanno finalità coerenti con essa, quali i servizi di consulenza in materia di finanza d’impresa nei confronti esclusivamente dei propri soci, a condizione che sia strettamente finalizzata al rilascio della garanzia mutualistica propria o di terzi, quelli ausiliari all’attività acquisto di immobili ad uso esclusivamente funzionale all’esercizio dell’attività principale (quelli non funzionali devono essere venduti) e l’assunzione di partecipazioni esclusivamente in altri confidi o banche di garanzia collettiva fidi ovvero in altri intermediari finanziari che in base a specifici accordi rilascino garanzie ai propri soci nonché in società costituite per la prestazione di servizi strumentali.

Intermediari Esteri

La terza parte del decreto è dedicata agli intermediari finanziari esteri che se ammessi al mutuo riconoscimento possono svolgere le attività previste dall’art. 106 del TUB; se non ammessi al mutuo riconoscimento devono prioritariamente chiedere l’autorizzazione alla Banca d’Italia, nel rispetto delle norme da essa emanate in materia.
Infine, gli intermediari extracomunitari per lo svolgimento dell’attività possono costituire una società in Italia, anch’essa comunque sottoposta all’autorizzazione all’attività da parte della Banca d’Italia.

Il quarto titolo del decreto riguarda le società cessionarie per la garanzia di obbligazioni bancarie. Nel caso di società facenti parte di un gruppo bancario non devono iscriversi all’albo ex art. 107 del TUB, le altre devono chiedere l’autorizzazione alla Banca d’Italia; per queste ultime si applicano alcune limitazioni nell’attività.

Da ultimo vengono precisate le disposizioni applicative che prevedono l’esenzione per i soggetti che esercitano l’attività di concessione di finanziamenti in base a speciali disposizioni di legge dello Stato e sottoposti a forme di controllo da parte di enti dell’amministrazione centrale dello Stato o di enti pubblici territoriali sull’attività svolta non limitate ai profili di legittimità, ma estese all’efficacia, coerenza ed economicità della gestione. Si ravvisa la sussistenza di tali forme di controllo almeno nei casi seguenti.
Gli intermediari che hanno cessato l’attività possono proseguire ad incassare i crediti derivanti dall’attività cessata purché non procedano alla novazione del rapporto o a modifica delle condizioni economiche e contrattuali né a sostituzione della controparte del rapporto, fatta salva la sostituzione del debitore per effetto dell’attivazione di garanzie ricevute, l’estinzione anticipata e la posticipazione dei termini di pagamento.

Infine, sono state previste alcune abrogazioni di norme sostituite con il decreto.

Considerato che la “macchina” si è messa in moto, è auspicabile che Ministero, CICR, organo di vigilanza e anche il legislatore nei casi di recepimento delle normative europee, emanino nei tempi più brevi possibili tutti quei provvedimenti utili per il mercato, per gli operatori per le imprese e per le famiglie.

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