pltv_opinion_picciolini_headerGli stress test e l’Asset Quality Review effettuati dalla Banca Centrale Europea su 131 istituti bancari europei, di cui venticinque italiani che hanno avuto risultati, secondo molti buoni come sistema, perché solo due istituti bocciati (poco si è detto sugli altri che hanno problemi di Comprehensive Assessment) seguitano a non convincermi.

Ciò non significa che i controlli a livello nazionale ed europeo non debbano essere fatti. Il contrario non fosse altro perché i cittadini e le imprese vogliono essere sicuri delle banche cui chiedono o danno soldi. Significa che il campo di gioco deve essere livellato e le regole devono essere uguali per tutti non considerando solo numeri che non sempre dicono tutta la verità.

Da contestare la non valutazione dell’incidenza dell’intervento pubblico nel salvataggio di molte banche. L’intervento pubblico (cd. Tremonti e Monti bond) per le banche italiane è stato nella misura dello zero virgola: poco più di dieci miliardi sostanzialmente già rimborsati. In Europa è stato uguale: NO. Partendo dalla Spagna, che sembra essere uscita dalla crisi prima e meglio dell’Italia, dove oltre gli aiuti di Stato sono stati concessi quaranta miliardi dalle istituzioni europee. Grecia e Cipro sono ancora sotto gli occhi di tutti anche per quanto riguarda la loro situazione. L’Irlanda è stato un caso patologico considerato che lo Stato ha dovuto garantire totalmente i debiti del proprio sistema bancario. L’Austria non è stata da meno anche se per una sola banca.

La contestazione più importante riguarda però la “virtuosa” Germania.

Molti si sono dimenticati che il primo fondo salva-banche (Soffin) è stato creato nel 2008 in Germania con una dotazione di quattrocento miliardi di garanzie; fondo rinnovato nel 2012 con interventi direttamente sulle banche per altri ottanta miliardi, di cui diciotto solo per la Commerzbank (più di tutto il sistema italiano) e ancora oggi alcune banche sono state promosse solo grazie a garanzie concesse dallo Stato.

Se ciò non fosse ancora sufficiente per dimostrare la necessità di modificare gli “esercizi” europei, c’è il caso delle Landesbank tedesche: banche regionali di cui molti dubitano sulla loro solidità patrimoniale e sottoposte a pressioni e presenze politiche molto forti. In Italia è una pratica che, almeno nella forma, da anni è stata superata.

I dubbi sono ancora molto, tra cui il fatto che gli “esami di riparazione” devono essere approntati entro quindici giorni. E’ più importante, però, vedere come stress test di questo tipo hanno conseguenze molto pesanti.
Le due banche italiane bocciate, il giorno successivo hanno avuto perdite di borsa intorno al venti per cento.

Conseguenze: gli investitori retail hanno subito perdite enormi sui loro piccoli risparmi.

Gli investitori esteri che hanno avuto fiducia nelle banche hanno visto una riduzione del loro investimento e pur se non andranno via, certamente ci penseranno molto prima di investire ancora in Italia. Alcune attività saranno vendute in tempi rapidi: ciò significa svendere. Richiesta di nuovi capitali al mercato: ma chi si fiderebbe a comprare azioni o altri titoli di banche che hanno una “pagella” tanto brutta.

Infine, la conseguenza più pesante: la diminuzione del credito concesso a famiglie e imprese.

Sempre più convinto che c’è molto da modificare.