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La Banca Centrale Europea il 4 settembre ha abbassato il tasso di riferimento dallo 0,15 allo 0,05 per e in  molti si chiedono e fanno i conti per calcolare i vantaggi per le famiglie che hanno stipulato un mutuo: mediamente Euro 8 al mese di risparmio, quello calcolato da molti.

Tralasciando i vantaggi politici, in realtà i benefici diretti, legati al tasso di interesse per i mutuatari che hanno già un mutuo saranno pari a ZERO e per quelli che stanno per accenderlo, molto poco.

E’ un fatto evidente per i mutui a tasso fisso in quanto l’interesse è fissato inizialmente e non cambia più per tutta la durata del finanziamento. Quindi, senza eventuali rinegoziazioni o surroghe, qualsiasi sia il tasso fissato, tempo per tempo, dalla BCE non influenzerà l’importo della rata.
Lo stesso vale per i mutui a tasso variabile, quelli ancorati all’Euribor. Questo parametro, di norma, anticipa le decisioni della BCE, per cui l’abbassamento della quota interessi, se mai ci fosse, delle rate è già avvenuto.
Per questo sono importanti altri aspetti nella gestione di un mutuo: soprattutto lo spread.

Nell’ultimo anno la maggiorazione sul tasso di interesse è scesa di circa un terzo, passando da oltre il tre a circa il due percento. Una riduzione che significa per un mutuo di centomila euro, a parità di tasso, un risparmio di oltre cinquanta euro ogni mese: non poco, di questi tempi, per molte famiglie.

Ma come può una famiglia godere di questa riduzione? Purtroppo i problemi da affrontare sono molti.

Per chi vuole accendere un mutuo nuovo vengono frapposti vari ostacoli: una capacità di rimborso più alta che in passato, in alcuni casi maggiori garanzie, difficoltà per chi non ha il “posto fisso” a essere accettato, agevolazioni per interventi legislativi, attivate con molto ritardo.

Per chi ha un mutuo già acceso la situazione può considerarsi anche più critica, nonostante abbia non una ma due possibilità per ridurre il peso delle rate: la rinegoziazione del mutuo con la propria banca o la surroga (cd. portabilità) con la chiusura del vecchio mutuo e accensione a condizioni contestualizzate di un nuovo mutuo con un’altra banca.

Se è pur vero che la rinegoziazione non è un obbligo per la banca, ma una scelta volontaria, tenuto conto del ruolo sociale, delle difficoltà delle famiglie generali e specifiche nel pagamento delle rate e della sempre importante retention della clientela, dovrebbe essere una scelta se non obbligata, almeno supportata in caso di richiesta.

Per la surroga, o portabilità che dir si voglia sono note le difficoltà nel chiudere il mutuo vecchio, i tempi e i costi in ogni caso da sopportare per accendere il nuovo, le problematiche legate alle assicurazioni rendono difficile una operazione che invece dovrebbe essere semplice, rapida e utile per i consumatori, per il mercato e portatrice di concorrenza tra intermediari.

A ciò si aggiunga, secondo alcune notizie, la richiesta avanzata dall’Associazione Bancaria Italiana, di reintrodurre la penale per estinzione anticipata, nel caso di richiesta di surroga. Trattandosi di una notizia mai ufficializzata, non si può entrare nel merito, ma si può certamente dire che sarebbe una ulteriore “mazzata” per il comparto mutui e in particolare per un’operazione che è stata l’unica a tenere in piedi il mercato dei mutui per molti mesi.

A livello dei tassi attuali non è, perciò, l’abbassamento di qualche “zero virgola” che può rilanciare il comparto dei mutui, ma la semplificazione delle istruttorie e la facilità di porre in essere le operazioni di ristrutturazione; avendo presente che comportamenti diversi hanno effetti negativi sulla credibilità delle banche, sull’attività delle reti di distribuzione collocamento dei prodotti, sulla gestione del bilancio delle famiglie.