Welfare Day oggi 6 giugno a Roma, intitolato “La Salute è un diritto. Di tutti”, promosso come ogni anno a da RBM Assicurazione Salute.

Appena presentato VIII Rapporto CENSIS-RBM ASSICURAZIONE SALUTE…

I dati di questo Rapporto CENSIS – RBM Assicurazione Salute sulla Sanità Pubblica, Privata e Intermediata, mostrano come la sanità privata colpisca maggiormente i redditi medio bassi, i malati (in particolare i cronici), gli anziani (in particolari i non autosufficienti) e sia una costante di tutte le famiglie italiane da Nord a Sud

Sale a 40 miliardi la spesa sanitaria privata, che dal 2013 al 2017 è aumentata del 9,6% in termini reali, molto più dei consumi complessivi (+5,3%). Nell’ultimo anno sono stati 44 milioni gli italiani che hanno speso soldi di tasca propria per pagare prestazioni sanitarie per intero o in parte con il ticket. Se si pensa che, soltanto due anni fa, erano 36 milioni ci si rende conto della rapida crescita del fenomeno (+8 milioni, aumento del 22%).

Condizioni che aumentano la percezione di iniquità e che sono destinate a peggiorare: secondo le stime della Ragioneria Generale di qui a 7 anni saranno necessari dai 20 ai 30 miliardi di euro aggiuntivi per finanziare un Sistema Sanitario gravato dalle sfide demografiche e stretto da mutamenti economici e sociali.

“Il che, in altri termini, vuol dire – spiega Marco Vecchietti, amministratore delegato di RBM Assicurazione Salute – che se non si avvierà anche nel nostro Paese un Secondo Pilastro Sanitario attraverso un sistema di Polizze e Fondi Sanitari aperti a tutti, il costo delle cure che i cittadini dovranno pagare di tasca propria finirà per raggiungere (nel 2025) quasi 1.000 Euro a testa”.

Nel 2017 sono state 150 mln le prestazioni sanitarie pagate di tasca propria dagli italiani (ovvero erogate al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale), per una spesa complessiva di 39,7 mld di Euro. Il fenomeno, in costante espansione (+9,6% tra 2013 e 2017), ha riguardato più di 2 italiani su 3 (oltre 44,1 mln di persone) con un esborso medio di circa 655 Euro per cittadino. In particolare, 7 cittadini su 10 hanno acquistato farmaci (per una spesa complessiva di 17 mld di Euro); 6 cittadini su 10 visite specialistiche (per circa 7,5 mld di Euro); 4 cittadini su 10 prestazioni odontoiatriche (per oltre 8 mld di Euro); oltre 5 cittadini su 10 prestazioni diagnostiche ed analisi di laboratorio (per poco meno di 3,8 mld di Euro); oltre 1,5 cittadini su 10 occhiali e lenti (per circa 2 mld di Euro) e meno di 1 cittadino su 10 protesi, presidi (per quasi 1 mld di Euro).

Nel 2016-2017 la spesa sanitaria privata (che lo scorso anno era di 37,3 miliardi) è aumentata in termini reali del +2,9% di contro al +1,5% della spesa totale per consumi delle famiglie italiane. Nel 2013-2017 è invece aumentata del +9,6%, mentre la spesa totale per consumi del +5,3%. In Italia, la spesa sanitaria privata cresce il doppio rispetto a quella totale per i consumi.

La spesa sanitaria privata è la più grande forma di disuguaglianza in sanità, perché pone il cittadino di fronte alla scelta tra pagare o non curarsi e, naturalmente, non tutti possono permettersi di pagare. Nel corso del 2017, oltre 8 italiani su 10 hanno acquistato prestazioni sanitarie a pagamento intero, in intramoenia o hanno pagato un ticket.

“In questo contesto, diversamente da quanto si vorrebbe far credere, – sottolinea Vecchietti – l’assenza di una sanità integrativa strutturata come “Secondo Pilastro Sanitario” non preserva affatto l’universalismo e l’uguaglianza del sistema sanitario del nostro Paese ma anzi mette i cittadini nella condizione di poter accedere alle cure solo in ragione della propria capacità reddituale. La spesa sanitaria di tasca propria, in altre parole, è la più grande forma di disuguaglianza in sanità e può essere contrastata solo “restituendo una dimensione sociale” alla spesa sanitaria privata attraverso un’intermediazione strutturata da parte di Compagnie Assicurative e Fondi Sanitari Integrativi (Forme Sanitarie Integrative). Poco del meno del 15% (circa 5,7 mld di Euro) di queste spese sono stati rimborsate da Forme Sanitarie Integrative lasciando, quindi, le famiglie di fronte alla necessità di dover ricorrere – ove possibile – ai propri redditi o ai propri risparmi. Nell’ultimo anno, per pagare le spese per la salute 7 milioni di italiani si sono indebitati e 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato dalla vendita di una casa o svincolare risparmi. La situazione è tanto più paradossale se si pensa che coloro che già beneficiano già di una Forma Sanitaria Integrativa hanno la garanzia di avere già pagata oltre il 66% delle cure che dovrebbero pagare di tasca propria (il valore di rimborso medio nel 2017 si è attestato, infatti, a 433,15 Euro)”.

 

Per l’effettiva tutela della salute, che da sempre è uno dei beni di maggior importanza per tutti i cittadini, è ormai indifferibile l’avvio anche in Sanità un “Secondo Pilastro”, su base istituzionale (ovvero per tutti i cittadini) o almeno su base occupazionale (per tutti coloro che dichiarano un reddito imponibile), come già avvenuto in campo pensionistico.

“Attraverso la disponibilità per tutti i cittadini di una Polizza Sanitaria o di un Fondo Sanitario Integrativo – suggerisce Vecchietti – , si potrebbe così realizzare un effettivo affidamento in gestione della spesa sanitaria privata di tutti i cittadini ad un sistema “collettivo” a governance pubblica e gestione privata in grado di assicurare una “congiunzione” tra le strutture sanitarie private (erogatori) e dei cosiddetti “terzi paganti professionali” (le Forme Sanitarie Integrative, appunto) con una funzionalizzazione della spesa sanitaria privata alla tutela complessiva della salute dei cittadini. In termini economici si stima che questa impostazione potrebbe consentire di dimezzare e assicurare un contenimento della spesa sanitaria privata attualmente a carico delle famiglie di circa 20 miliardi di Euro (più del 50%), con una riduzione dei costi medi pro capite attualmente finanziati “di tasca propria” di quasi 340 Euro”.

E ancora:”Un Secondo Pilastro strutturato anche in sanità, inoltre, consentirebbe di contenere anche i gap assistenziali sempre più evidenti tra i diversi Servizi Sanitari Regionali, favorendo altresì un contenimento del costo unitario delle singole prestazioni/beni sanitari (si tratta, in media, di un risparmio compreso attualmente tra il 20% ed il 30%) erogate privatamente ampliando l’accessibilità ai percorsi di cura da parte dei cittadini. Quest’ultimo risultato, in particolare, potrebbe essere conseguito attraverso all’acquisto collettivo delle prestazioni da parte delle Forme Sanitarie Integrative (la c.d. “intermediazione”) e l’ottimizzazione delle agende delle strutture sanitarie, rendendo la spesa sanitaria privata non solo più equa ma anche più sostenibile ed efficiente rispetto ad una spesa sanitaria privata “individuale”.

“Servirebbe – conclude Vecchietti – omogeneizzare il regime fiscale e previdenziale applicabile alle Forme Sanitarie Integrative prescindendo dal modello di gestione del rischio adottato (assicurazione/autoassicurazione) e dalla natura delle fonti istitutive. La stessa struttura dei benefici fiscali attualmente riservati alla Sanità Integrativa andrebbe rimodulata collegandone la portata all’effettiva capacità di “intermediazione”, in termini di quota percentuale di spesa sanitaria privata rimborsata, garantita agli assicurati da ciascuna Forma. Maggiori livelli di “intermediazione” da parte delle Forme Sanitarie Integrative andrebbero favorite anche attraverso l’estensione del Codice degli Appalti alle selezione indette dai Fondi Sanitari (e, segnatamente, da quelli di origine contrattuale che caratterizzano per una rilevante concentrazione di mercato) in un’ottica di miglior promozione della concorrenza tra le Compagnie Assicurative affidatarie della gestione dei Piani Sanitari.

L’evoluzione verso un modello multi-pilastro anche in sanità appare sempre più ineludibile anche nel nostro Paese per preservare per noi e per le future generazioni quelle caratteristiche di universalismo, uguaglianza e solidarietà che rappresentano da sempre i punti qualificanti del sistema sanitario italiano. In questa prospettiva auspichiamo che il “nuovo” Governo sappia cogliere l’importanza di questa sfida ed abbia la capacità di valorizzare a beneficio di tutti i cittadini le importanti esperienze maturate in questo settore negli ultimi anni”.